Torta di zucca

Ricetta preparata con il Thermomix Vorwerk (Bimby)

 

 

Torta di zucca
(Dose per 4 persone)

Ingredienti:
400 gr. di zucca cotta, 200 gr. di zucchero, 100 gr. di farina, 100 gr. di burro morbido, 50 gr. di cacao amaro, 4 uova (possono essere sostituite come sempre con lo yogurt naturale del tipo denso e non zuccherato), 1 dose di lievito per dolci.
Mettete nel boccale lo zucchero e le uova: 40 sec., vel. 4. Unite la farina, la zucca, il burro morbido e il cacao, quindi frullare: 1 min. da vel. 3 a vel. 6. Unite il lievito e amalgamate: vel. 3-4, pochi sec. Versate in una tortiera precedentemente imburrata e cuocete in forno caldo a 80° per 20 min. (Il tempo di cottura è indicativo perché può variare a seconda del tipo di forno).

CONSIGLIO: Perfetta per una colazione o una merenda, questa torta può sostituire quella al cioccolato, con un vantaggio: contiene meno calorie. Come dessert può essere accompagnata da panna montata.

Dal sito scienza vegetariana.it

La Nutrizione Vegetariana: non solo Etica

Dr.ssa Luciana Baroni

Spesso chi si interessa di Nutrizione Vegetariana viene accusato di occuparsi di argomenti privi di validità e rilievo scientifico. Chi avanza questo tipo di obiezioni spesso è male informato. A partire dagli anni ’50 (i primi articoli pubblicati ad opera di MG Hardinge risalgono al 1954) è sorto un filone di ricerca, portato avanti da clinici ed epidemiologi, che si occupa di indagare gli aspetti medico-scientifici della Nutrizione Vegetariana.

L’approccio scientifico alla Nutrizione Vegetariana ha lo scopo di migliorare la condotta nutrizionale di coloro i quali si rivolgono a questo tipo di alimentazione per motivi diversi (religiosi, ecologici e salutistici), ma permette anche di migliorare le nostre conoscenze nel campo delle importanti relazioni esistenti tra alimentazione e stato di salute.

In una più vasta ottica, poichè il futuro dell’Umanità dipende dall’integrità di tutte le specie viventi e dalla possibilità di fornire cibo in quantità adeguata a tutta la popolazione del Pianeta, le ripercussioni delle scelte alimentari hanno senza alcun dubbio implicazioni molto rilevanti a medio-lungo termine.

Sin dai primi Studi di popolazione condotti dai Ricercatori della Loma Linda University, che hanno avuto il grosso merito di aver dato il via a questo importante settore della Medicina, i soggetti vegetariani, quando confrontati con i non-vegetariani, sembrano godere di un miglior stato di salute, in relazione a minori tassi di mortalità totale e di incidenza di patologie maggiori quali i tumori e le malattie cardiovascolari. La popolazione dei Cristiani Avventisti del Settimo Giorno (Seventh-Day Aventists) ha fornito ai Ricercatori il primo numeroso campione di individui con stili di vita facilmente classificabili all’interno di poche variabili, compreso il tipo di dieta.

La Lecture introduttiva al 3° Congresso Internazionale sulla Nutrizione Vegetariana, tenutosi nel 1997 presso la Loma Linda University, California, alla quale questo scritto liberamente ed abbondantemente si ispira, analizza le principali questioni attorno alle quali si sono sviluppate e tuttora si snodano le Ricerche scientifiche riguardanti la Nutrizione Vegetariana, passando in rassegna i risultati dei principali Studi Epidemiologici al momento disponibili sull’argomento (Seventh-Day Adventist Health Study, Nurses’ Health Study, Health Professionals Follow-up Study, e Iowa Women’s Study):

  • l’influenza nei soggetti vegetariani di migliori abitudini di vita indipendenti da quelle dietetiche,
  • la minor assunzione di alimenti nocivi per la salute, in particolare carne,
  • la maggior assunzione di alimenti non-carnei con effetti positivi sullo stato di salute.

Mentre sicuramente la minor abitudine al fumo rende ragione del miglior stato di salute di molti vegetariani, va indubbiamente valorizzato anche l’effetto negativo sulla salute da parte dell’assunzione di elevate quantità di carne rossa (e grassi animali), soprattutto per quanto riguarda l’incidenza di malattie croniche, quali cancro del colon, coronaropatia, cancro prostatico.

Bassi consumi di carne rossa non sarebbero tuttavia sufficienti da soli a spiegare il generale miglior stato di salute dei vegetariani.

E’ quindi lo Studio di quelli che sono gli aspetti positivi della dieta Vegetariana a rappresentare il focus della Ricerca in questo campo, alla scoperta di risultati che potranno poi essere di utilità sia per i vegetariani che per gli onnivori (anche se in questi ultimi, fino a chè la carne costituirà il maggior supporto energetico, verrà penalizzata l’ assunzione di altri nutrienti, non certamente esclusivi delle diete Vegetariane, ma che di queste spesso costituiscono alcune delle principali risorse).

Dai dati scientifici a nostra disposizione risulta infatti come elevati consumi di frutta e verdura siano correlati con più basso rischio di tumore in diverse sedi e con una minor incidenza di patologia ischemica miocardica e cerebrovascolare. Inoltre sono stati documentati effetti positivi su alcune patologie senili dell’occhio (degenerazione maculare, cataratta). L’elevata assunzione di Acido Folico avrebbe delle ripercussioni positive, oltre che in gravidanza (sui difetti del tubo neurale del feto), anche per il suo effetto anticancro (colon) e sul rischio cardiovascolare (riducendo i livelli di Omocisteina, un fattore -ormai ampiamente riconosciuto- di rischio di arteriosclerosi).

Le noci si sono rivelate protettive nei confronti delle malattie cardiovascolari, effetto riconducibile al contenuto di acido alfa-linolenico (un acido grasso polinsaturo della famiglia degli acidi grassi omega-3), che avrebbe la proprietà quasi esclusiva di ridurre l’aggregabilità piastrinica e di elevare la soglia per la fibrillazione ventricolare. Anche uno Studio sugli effetti della dieta Mediterranea avalla quest’ipotesi.

Il consumo di alimenti vegetali non elaborati, oltre che rispettare il contenuto di acido alfa-linolenico, permette anche una più elevata introduzione di fibre, che sono risultate protettive nei confronti del rischio di coronaropatia e di Diabete Mellito tipo 2.

I vantaggi delle diete Vegetariane sono quindi riconducibili, più che al minor consumo di carne rossa, al maggior consumo di alimenti con effetti positivi sulla salute, quali frutta, verdura, cereali integrali, olii vegetali non-idrogenati.

Questi dati devono far riflettere perchè di comune utilità per vegetariani ed onnivori, e devono guidare ulteriori Ricerche che stabiliscano quale sia ad esempio l’introito ottimale di frutta e verdura, quali siano realmente i costituenti di questi alimenti dotati di effetti positivi sulla salute, quale sia l’assunzione ottimale di olii vegetali e di cibi che li contengono. Anche una dieta Vegetariana può essere nociva per la salute, se non comprende questi cibi. Gli sforzi di Clinici e Ricercatori della Nutrizione devono quindi essere diretti a stabilire quale sia la dieta Vegetariana ottimale.

Questo permetterà ai vegetariani, grazie alle positive ripercussioni sulla loro qualità di vita, di godere appieno della loro scelta alimentare e forse convincerà i non-vegetariani a comprendere nella loro dieta alcuni dei cibi di origine vegetale raccomandati per i loro effetti benefici, rendendo così possibile “spostare” l’interesse dei consumatori sempre più verso un consumo rilevante, anche se non esclusivo, di alimenti vegetali, ottenendo indubbi vantaggi per lo stato di salute della popolazione generale e dell’ecosistema in cui siamo inseriti, e che abbiamo così pesantemente dirottato verso la produzione di quantità industriali (e non naturali) di carne per uso alimentare.

L’affermazione di questo settore della Nutrizione dovrebbe quindi essere incoraggiata o quanto meno considerata con rispetto ed imparzialità dai Professionisti della Salute, dalle Istituzioni e dai mezzi di Informazione: sarà poi il singolo individuo a decidere come comportarsi, coerentemente con i propri principi ed interessi.


Alla data di pubblicazione del presente articolo, la referenza citata è disponibile integralmente sul sito PubMed in formato .pdf

Seitan impanato

Tagliate a fette dello spessore di mezzo cm circa il seitan, preparate una pastelle con farina (00, o semintegrale), acqua e sale, semplicemente mescolando acqua e farina con la forchetta fino che viene una pastella densa e senza grumi. In un altro piatto del pangrattato. Prendete con una forchetta una fetta di seitan, immergetela nella pastella fino a che risulta ben impastellata da ambo i lati, passatela subito nel pangrattato su ambo i lati e appoggiatela su un piatto. Quando avete preparato tutte le fette in questo modo, fate scaldare dell’olio d’oliva (non troppo, deve coprire appena il fondo della padella) e, quando e’ ben caldo, mettete in padella il seitan (3-4-5 fette a seconda di quante ce ne stanno). Lasciate il fuoco medio-alto. Dopo 30 secondi circa, girate tutte le fette, e poi di nuovo, fino a che entrambi i lati sono ben dorati.

Zuppa di soia

Cinque pugni di fagioli di soia
Una patata
Un rametto di rosmarino
Prezzemolo tritato
Uno scalogno
Uno spicchio d’aglio
Olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Mettere a bagno la soia in acqua fredda per 24 ore. Lessarla per 1 ora in abbondante acqua.
Rosolore in poco olio  l’aglio, lo scalogno tritato ed il prezzemolo, aggiungere le patate ridotte a cubetti e far rosolare bene insieme ad un rametto di rosmarino. Unire la soia con l’acqua rimasta, eventualmente aggiungerne se non dovesse bastare. Aggiustare di sale, pepare e cuocere per un’altra ora.
Servire con crostini di pane al rosmarino. Chi lo desidera può preparare la zuppa con legumi misti dando la priorità nella cottura a quelli che richiedono più tempo.

Antilopi trucidate per uno scialle

Molti ignorano la verità, diffondete per favore:

Tratto da ilgiornale.it di Oscar Grazioli

 

 

Pochissimi sanno cos’è lo shatoosh (o shahtoosh) e chi ne ha sentito parlare pensa a una particolare tecnica di cotonatura dei capelli.
Chi si occupa invece di tessuti orientali sa cos’è lo «scialle insanguinato». In alcune remote zone asiatiche vive l’Antilope Tibetana, il Chiru, che, nonostante i tentativi di protezione delle autorità cinesi, è nel libro rosso delle specie maggiormente a rischio d’estinzione. Il Chiru vive ad altitudini di 5000 metri in Cina e il suo mantello di pelo superfine (soprattutto nel sottogola) lo protegge dalle severe temperature che raggiungono i – 40 gradi. L’evoluzione biologica, che gli ha donato questa difesa dalle intemperie, lo sta condannando all’estinzione ancora una volta per colpa dell’uomo e della sua vanità. L’antilope infatti subisce da decenni una caccia spietata a causa di questa lana finissima, chiamata shatoosh, con la quale gli artigiani di alcuni villaggi di Kashmir e Jammu producono scialli per donne e uomini che costano fino a 15.000 euro, a seconda della lunghezza. Per confezionare uno scialle da donna lungo un metro per due, occorrono tre antilopi, mentre uno scialle da uomo ne richiede cinque. Questi capi sono noti ai trafficanti perch´ il tessuto è in grado di passare letteralmente dentro una fede nuziale, questo a dimostrazione della sua straordinaria finezza. Ogni filo ha un diametro equivalente a un quinto dello spessore di un capello umano. Far passare alla dogana una valigia contenente un capo simile è un gioco da ragazzi.
Lo shatoosh muove l’interesse di numerosi acquirenti che non si fanno certo scrupolo, proprio come bracconieri e trafficanti, del fatto che oggi, venendo a mancare la «materia prima», ci vanno di mezzo anche femmine gravide e puerpere. Un tempo i cacciatori uccidevano solo i maschi durante l’inverno, ma ora che le quotazioni dello scialle sono salite alle stelle, non si fermano neanche davanti alle femmine che allattano.
Voci, solitamente ben informate, avvertono che il commercio di shatoosh è arrivato anche negli attici delle grandi città italiane, la Milano bene prima fra tutte. Sia chiaro che il Chiru non si tosa, il Chiru muore per la nostra vanità e i nostri figli lo vedranno nei musei di storia naturale.

Riflessione del mattino

Oggi a Lugano c’è il sole, il cielo è limpido ed il freddo accarezza i visi che corrono sui marciapiedi, una sfilata di uomini e donne coperti da cappotti, cappelli, sciarpe e guanti. Una scena che potrebbe appartenere ad un film come tanti, una città in movimento ma il mio sguardo non può fare a meno di soffermarsi soprattutto sulle donne coperte da cappotti di pelliccia, sono donne giovani o anziane, sorridenti o visibilmente tristi, qualcuna appare alterata ma tutte belle a modo loro. Hanno l’aria di chi appartiene ad un ceto sociale medio alto, hanno speso tanto denaro per acquistare quel capo status simbol, o qualcuno ha speso per loro. Nessuna di queste donne però si è soffermata a pensare a quanta sofferenza c’è dietro l’uccisione barbara di quegli esseri viventi che oggi avvolgono il loro corpo e lo proteggono dal freddo.

Credo non si tratti si superficialità od ignoranza ma soprattutto di persone che non vivono, esistono, ed è molto diverso. Chi vive pensa, e chi pensa conosce.

Io voglio vivere, non esistere.

Buona vita a tutti Haribol

Patrizia