Archivio mensile:aprile 2013

Testimonianza del 2007

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Fonte: The Guardian, I was a vivisectionist – Da AgireOra Network: http://www.agireora.org

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Riuscivo a sentire il battito frenetico del cuore della cavia quando la presi in mano…Articolo pubblicato il 31 marzo 2007 dal quotidiano inglese “The Guardian”.
Dalla voce di un ex-vivisettore, tutto l’orrore di questa pratica, e il perche’ continua a esistere e a essere insegnata nelle universita’ come fosse cosa dovuta e normale.

Iniziò tutto quando ero uno studente universitario di medicina. Venimmo abituati gentilmente; iniziammo guardando video di esperimenti su conigli anestetizzati e prendendo nota dei risultati. In seguito effettuammo esperimenti sulle zampe delle rane e poi sui cuori. Prendevamo la cosa seriamente e 15 anni dopo ricordo ancora i principi fisiologici che imparavamo in quegli esperimenti. Così sembrava ne valesse la pena. Quando iniziai il dottorato, dovetti frequentare un corso che insegnava a occuparsi degli animali sotto anestesia e ucciderli con umanità.
Gli esperimenti sugli animali sono rigidamente normati in Gran Bretagna; è necessaria una licenza dal Ministero degli Interni e si devono fare esami e test pratici per dimostrare la propria competenza. Il corso fu spaventoso. Guardavamo un video su come uccidere gli animali – gente con maschere e camici da laboratorio che sbattevano gli animali sul lato di un tavolo o gli spezzavano il collo – e poi discutevamo tranquillamente di etica, come se tutto avesse senso. Il problema è che non ce l’aveva – ma devo essermi perso il pezzo in cui ci incoraggiarono a metterlo in dubbio.

Quando iniziai a lavorare nel laboratorio di ricerca, venne il mio turno. Eravamo attentamente supervisionati e non ci veniva fatta fretta di uccidere animali prima che fossimo sicuri di poterlo fare in modo appropriato.
Ma non mi sembrava giusto fare gli esperimenti senza compiere anche l’uccisione. Riuscivo a sentire il battito frenetico del cuore della cavia quando la presi in mano; non era l’unica ad essere nervosa. E poi lo feci. Le sbattei la testa sul lato del tavolo per tramortirla, poi le tagliai la gola e morì dissanguata. Il rumore del cranio che sbatte contro il tavolo non mi lascerà mai; 10 anni dopo sobbalzo ancora quando sento un suono simile.

In alcuni laboratori, il danno psicologico che questa tecnica infligge sullo staff è ben noto e agli animali viene perciò iniettata una dose mortale di anestetico. Ma questo è molto più doloroso per l’animale e può danneggiare il tessuto sul quale si vuole sperimentare. Così li colpivamo sulla testa e vivevamo con il suono di crani rotti.

Presto divenne più facile. Ciò che all’inizio mi aveva scioccato fu all’improvviso molto normale e banale.
Sbattere la nuca delle cavie e poi tagliare loro la gola non mi faceva davvero più effetto. E sembrava non fare alcun effetto a nessun altro. I colleghi mi dissero che era una strategia del tutto naturale per farcela, che semplicemente non lo avresti potuto fare senza razionalizzarlo nella tua testa. Gli amici immaginavano che stavo facendo sicuramente della ricerca medica che valeva disperatamente la pena per giustificare un tale comportamento, che stavo per scoprire la cura per l’AIDS o per le malattie cardiache. La verità è che il lavoro di ricerca procede spesso per tentativi ed è solo il senno di poi che ci permette di giudicare quali erano le scoperte utili.

Nel frattempo il palazzo nel quale lavoravo era sotto assedio da parte degli antivivisezionisti. Un importante leader per i diritti degli animali stava facendo lo sciopero della fame in prigione. I suoi sostemitori avevano fatto circolare una lista di accademici che avrebbero ucciso per vendetta se il leader fosse morto.

Eravamo circondati da barriere di acciaio e da poliziotti a cavallo dalle facce severe. L’auto del dipartimento aveva uno specchietto su un’asta, così da poter controllare se sotto c’erano bombe. Ma a volte avere un nemico contro il quale unirsi rende più facile non mettere in dubbio ciò che si sta facendo. E una volta che ci sei dentro è difficile uscirne.

Quando ebbi terminato il mio dottorato triennale, me ne andai. Ero diventato un uomo che pensava fosse normale uccidere animali quotidianamente e non soffrirne, il che non era esattamente ciò che volevo essere.

Un anno dopo che avevo terminato presi in mano di nuovo una cavia. Era una di quelle molto pelose, la cui testa e coda erano difficilmente distinguibili. Non dissi al suo proprietario cosa facevo una volta. Avevo un irrazionale timore di andare fuori di testa all’improvviso e colpire il povero animale. Non lo feci, ma dovetti nascondermi le mani, che tremavano quando lo rimisi giù.

Ora mi considero riabilitato. Ho ucciso solo due animali da allora: un uccello selvatico senza una zampa e brulicante di vermi e un coniglio mezzo morto con una mixomatosi. Entrambe le volte poi ho vomitato di puro orrore. Ma questa è una reazione naturale e ne sono felice.

Un vecchio articolo… Pensieri di oggi.

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Moda Cruelty Free
di Patrizia Vaier

Ci chiediamo spesso se il business possa essere mai onesto ed etico e nel mondo della moda in un momento come questo dove sempre più persone si avvicinano a uno stile di vita senza crudeltà anche stilisti di grande successo iniziano a guardare favorevolmente verso un futuro nel rispetto degli animali. C’è chi lo fa per acquistare una nuova fetta di mercato e chi veramente sta mettendo in discussione scelte precedenti soffermandosi a riflettere sul fatto che progresso significa anche conquista di nuovi principi grazie alle scoperte innovative di chi studia per evitare le sofferenze a ogni essere vivente. Per molto tempo sembrava che scegliere abbigliamento e calzature in eco pelle o materiali sintetici dovesse essere una scelta a discapito del gusto e dell’eleganza fino a quando anche le grandi firme non hanno iniziato a ospitare in passerella intere collezioni create senza l’utilizzo di pelli, piume o pellicce. Ci sono poi stilisti e grandi marchi internazionali che totalmente hanno escluso a priori l’utilizzo di derivati animali qualora per ottenere questi materiali l’animale dovesse essere ucciso. C’è poi la grande discussione affrontata dagli amici vegani per quanto riguarda le lane che essi affermano provenire comunque da animali maltrattati e allevati con l’unico scopo di fornire lana e carne.
L’industria della moda, soprattutto quella del lusso ha da sempre impreziosito le proprie linee con pellicce, bottoni di osso e avorio, pelli pregiate come quelle del coccodrillo e per tantissimo tempo determinati capi sono stati uno status symbol, oggi sembra per fortuna cambiato il vento, tira un’aria di pace. Armani, Prada, Louis Vuitton, Gucci, Ferragamo, Versace, Furla e tanti altri sono oggi in vetrina con linee interamente veg anche se nelle loro aziende ancora si utilizzano pellami ma questo non deve influenzare e far cadere nel pensiero estremo, arrivando al boicottamento, se un numero sempre maggiore di persone acquistasse le loro linee veg per la notissima legge di mercato domanda offerta loro si vedrebbero costretti a dirottare l’intera produzione all’insegna del cruelty free.
C’è da premiare poi la ricerca e chi la compie con sacrificio e senso etico, aziende anche italiane che hanno brevettato tessuti interamente vegetali che si prestano a sostituire il pellame nel campo generale della pelletteria, calzature comprese. Grande risalto poi in questo momento alla stilista internazionale Stella Mc Cartney che non ha mai utilizzato prodotti animali e che ha in vetrina le più belle ed apprezzate borse del momento. In vista delle festività è consuetudine scambiarsi dei doni e bisognerebbe iniziare a regalare pace, nessun oggetto che sia stato fonte di sofferenza e sottolineare la nostra scelta accompagnando gli auguri a due righe di riflessione.

Arricchiamo la nostra dieta con risorse naturali

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Non si può arrestare il tempo ma invecchiare bene sicuramente si. Come non citare il famoso detto “siamo quello che mangiamo” e quello che mangiamo rappresenta senza dubbio un fattore naturale fondamentale contro l’invecchiamento e non solo.

Un’alimentazione corretta ed equilibrata accompagnata da uno stile di vita poco sedentario, consentono una rigenerazione delle cellule azzerando il rischio di disidratazione ed al conseguente cedimento prematuro dei tessuti.

Bisogna sfatare in parte il mito degli integratori alimentari, questi ultimi rappresentano un sostentamento solo per chi possiede determinate patologie alimentari o per chi si trova in condizioni di regime di dieta. Le sostanze fondamentali per il nostro corpo che si possono ottenere in maniera artificiale e quindi dannosa per alcune parti dell’organismo possono essere reperite semplicemente in maniera sicura dagli alimenti. Di seguito i 10 cibi che consentono di rimanere giovani più a lungo:

Carciofi. Sono essenziali per la purificazione degli organi di filtraggio quali fegato e reni. Ioltre sono ricchi di ferro e cinarina, quest’ultima riesce ad abbassare il livello di colesterolo nel sangue. I carciofi godono anche altrè virtù infatti sono molto digestivi e diuretici ed inoltre sono anche ottimi antiossidanti grazie all’acido clorogenico.

Kiwi. Uno dei frutti che contiene più vitamine in assoluto ha inoltre pochissime calorie ed è ottimo per rafforzare il sistema immunitario.

Te’ verde. Uno degli antiossidanti naturali più potenti è ricco di polifenoli e catechine ed ha un potente effetto drenante e anti-ossidante. Le ultime scoperte lo hanno reso un valido alimento per la prevenzione del cancro.

Pomodoro. Alimento base della dieta mediterranea, basso contenuto calorico e ricchissimo di principi nutritivi. La sua assunzione rende all’organismo una quantità significativa di licopene, un antiossidante che si ritiene possa svolgere una certa funzione protettiva rispetto al rischio di tumori alla prostata.

Mandorle. Anche se molto caloriche, sono molto ricche di sali minerali tra cui magnesio, ferro e calcio. Le mandorle vengono anche utilizzate nella cosmesi, trasformate in olio, molto nutriente per le pelli secche.

Canapa. Può essere reperibile sotto forma di farina, semi o olio, ed è un alimento ricco di Omega 3 e Omega 6 contribuendo ad un buon rinnovamento delle cellule.

http://urbanpost.it/sette-alimenti-che-allungano-la-vita-ecco-i-migliori

Integratori dannosi per il cuore. Allarme UE e USA

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http://www.tiscali.it

Può causare problemi cardiovascolari, infarto, ipertensione, respiro corto, eppure è presente in molti supplementi dietetici: si tratta della dimetilamilamina (dmaa), stimolante naturale usato in molti integratori adoperati per perdere peso e dagli sportivi per migliorare le proprie performance. Ma dopo l’arrivo di 86 segnalazioni di casi di malattie e morti legate a questo prodotto, l’ente governativo statunitense per la regolamentazione dei farmaci (Fda) ha deciso di muoversi e lanciare l’allerta, coinvolgendo aziende e consumatori.La dmaa può infatti essere molto pericolosa, soprattutto se associata alla caffeina, perché provoca problemi cardiovascolari. Messa al bando dall’Agenzia mondiale antidoping (Wada) nel 2009, e vietata anche in Italia, la dimetilamilamina tuttavia continua a circolare in Europa, dal momento che si può acquistare su internet, e gli integratori alimentari che la contengono, provenienti da Usa e Canada, continuano a essere distribuiti nell’Ue, come dimostrano i numerosi allerta arrivati al Rasff, il sistema europeo di allerta rapido sul cibo.A lanciare l’allerta europeo è stata la Svezia, con una segnalazione al Rasff lo scorso giugno (ma rinnovata ad aprile) in cui precisa che prodotti con dmaa provenienti da Stati Uniti e Canada via Polonia sono stati distribuiti a 34 paesi europei, tra cui l’Italia. Anche l’Agenzia spagnola di sicurezza alimentare lo scorso luglio ha lanciato l’allerta su diversi integratori usati dagli sportivi, contenenti questa sostanza.Complessivamente fino all’11 aprile, l’Fda ha ricevuto 86 segnalazioni di malattie e morti associate a integratori contenenti dmaa. L’Fda ha scritto a 11 aziende Usa che la usano, precisando che i prodotti con dmaa (come Jack3D e Oxy Elite Pro) sono illegali. Tutte tranne una hanno deciso di non venderli più. Contemporaneamente l’Fda esorta i consumatori a non comprare questi prodotti, e controllarne le etichette. La dmaa si può trovare sotto altri 10 possibili nomi, come metilexanamina, estratto di radice di geranio, olio di geranio, 1,3 dimetilamilamina, pentilamina, geranamina, fortano, 2-amino-4-metilexano. “Il problema – spiega Silvana Gaetani, docente di Farmacologia presso l’università La Sapienza di Roma – è che gli integratori in commercio non devono passare gli stessi test di sicurezza dei farmaci, la normativa per loro è più blanda. C’é un mercato molto affermato, ma spesso privo di evidenze scientifiche”.

Comunicazioni

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Ringrazio tutti coloro che mi scrivono dimostrando grande fiducia ma occorre precisare ancora una volta che non tratto patologie fisiche. Non sono un medico ed invito tutti a considerare sempre e comunque la medicina tradizionale richiedendo anche diversi pareri ed una buona conoscenza del Reiki, del Theta Healing o del Ho-oponopono vi sarà di grande aiuto per accompagnare il percorso di cure tradizionali e contrastare gli effetti collaterali dei farmaci.

Sempre a vostra disposizione

Hare Krshna

Patrizia Vaier

Insalata di pere e radicchio

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I formaggi utilizzati posso essere sostituiti con formaggio senza caglio animale o con tofu affumicato.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

• 1 cespo di Radicchio Rosso di Treviso
• 200 g di radicchio di campo
• 1 cuore di insalata riccia
• 4 pere abate, non trattate
• 150 g di scamorza affumicata
• 150 g di gorgonzola piccante
• 100 g di gherigli di noce
• 1 cucchiaio di succo di limone
• 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
• 1 cucchiaio di aceto balsamico
• sale
• pepe nero in grani
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PREPARAZIONE

Lavate, mondate e asciugate accuratamente le insalate. Tenete da parte 4-6 foglie di radicchio di Treviso e tagliate a striscioline larghe 1 centimetro quelle rimaste; spezzettate le foglie di radicchio di campo e l’insalata riccia. Mettete il radicchio a striscioline, l’altro radicchio e l’insalata spezzettati in una grossa insalatiera.
Mondate e lavate le pere, privatele del torsolo e tagliatele a bastoncini nel senso della lunghezza. Tagliate la scamorza a bastoncini, il gorgonzola a fiocchi e tritate grossolanamente i gherigli di noce; incorporate tutto all’insalata.
Preparate un’emulsione sbattendo con una forchetta in una ciotola l’olio, l’aceto, il succo filtrato di limone, sale e pepe macinato la momento; condite l’insalata con questa salsa mescolando delicatamente. Disponete l’insalata nei piatti individuali e decorate ognuno con una foglia del radicchio tenuto da parte.

http://cucina.corriere.it/ricette/veneto/94/insalata-radicchio-pere_98baa634-1af9-11df-af4a-00144f02aabe.shtml

Muscolo di grano

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Il muscolo di grano è un alimento vegetale ricchissimo di proteine e nel suo caso si può parlare di una vera e propria “carne vegetale”. Per la preparazione simile, è un pò l’equivalente italiano del seitan: entrambi provengono dalla separazione del glutine dal grano, mediante lavaggio e centrigugazione della farina, ed hanno elevato contenuto proteico.
Il muscolo di grano, dunque, nasce dalla lavorazione a crudo di farine di frumento, di soia o di altri legumi, spezie e olio extra vergine d’oliva.
Si tratta di un alimento la cui presenza sul mercato si è affermata, è stato messo a punto nel 1992 da Enzo Marascio, ed è divenuto un marchio a tutti gli effetti, di proprietà del suo Inventore, commercializzato sotto varie forme e confezioni.
Muscolo di grano è ricco di proteine vegetali e senza colesterolo. Si ottiene dalla lavorazione di farina di frumento della qualità Cappelli, farina di legumi o soia, olio extravergine di oliva, spezie e sale. Questo impasto forma il vero e proprio “muscolo” e si propone come alternativa vegetale alla carne. Se per fare del seitan un pasto completo e migliorare il suo apporto nutritivo occorre abbinarlo ad altri cibi proteici, il muscolo di grano ovvia a questo inconveniente perché già nella sua fase produttiva è abbinato ad altre fonti proteiche, come lenticchie e soia.

L’aspetto del muscolo di grano è del tutto simile alla carne e in quanto al sapore si può avvicinare a quello della carne di pollo. Le proposte per consumare questo alimento sono molteplici, sia come fettine di carne che sotto forma di salumi, dal caratteristico colore rossastro (per l’aggiunta di pomodoro). In commercio si può trovare infatti l’arrosto di muscolo di grano, la bistecca, il filetto, la fiorentina, lo spezzatino, ma anche il prosciutto, la salsiccia, la pancetta, la bresaola, i wurstel.

Risotto primavera

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(per 4)
230 gr. di riso arborio
150 gr. di asparagi
120 gr. di zucchine, 120 gr. di fagiolini
150 gr. di piselli sgranati
3 cipollotti
1/2 cipolla
1 spicchio di aglio
1 lt. di brodo vegetale
1 cucchiaio di erba cipollina tagliuzzata
1 cucchiaio di basilico sminuzzato
olio extravergine d’oliva, pepe, sale

Pulire gli asparagi eliminando la parte legnosa del gambo, separare le punte dai gambi, tagliare i gambi a pezzetti lunghi 2,5 centimetri. Tagliare le zucchine in quattro per il lungo, quindi a tocchetti di 2,5 centimetri. Ridurre fagiolini e cipollotti in pezzetti di 2,5 centimetri. Tritare finemente cipolla e spicchi d’aglio. In una padella grande, scaldare 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, farvi saltare gli asparagi, le zucchine, i fagiolini, i piselli e i cipollotti, per 3-4 minuti mescolando di tanto in tanto. Togliere dal fuoco e tenere da parte. In un tegame dal fondo pesante, fare scaldare 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, soffriggervi mescolando la cipolla per 3 minuti. Aggiungere l’aglio e soffriggere per 1/2 minuto ancora, sempre mescolando. Aggiungere il riso, fare tostare per 2-3 minuti, mescolando. Versare sul riso un mestolo di brodo vegetale bollente, cuocere mescolando fino a fare assorbire completamente. Conservandone 2 cucchiai, aggiungere il brodo un mestolo per volta lasciando ogni volta assorbire, continuare per 15 minuti circa fino a quando il riso risulterà al dente e il brodo finito. Unire al riso gli ortaggi e il brodo conservato, cuocere mescolando per altri 2 minuti. Insaporire con pepe e sale, aggiungere un poco di olio, l’erba cipollina e il basilico. Amalgamare bene e servire subito.