Archivio mensile:aprile 2014

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In questo commento dal blog della dottoressa Luciana Baroni, si spiega come invece lo studio austriaco non possa affatto portare a conclusioni choc sulla dieta vegvege in contrasto coi risultati della letteratura scientifica degli ultimi decenni:
http://lucianabaroni.blogspot.it/2014/04/nuovo-studio-sulla-salute-dei.html

Buona lettura,
la Redazione di SSNV

NUOVO STUDIO SULLA SALUTE DEI VEGETARIANI: SPECCHIETTO PER ALLODOLE MOLTO “VOLENTEROSE”

Nelle ultime settimane è girata come un incessante tam-tam la notizia di un nuovo studio “choc”, condotto da alcuni ricercatori austriaci, che nell’immaginario dei giornalisti “ribalterebbe” l’attuale stato delle conoscenze sulla buona salute dei vegetariani, dimostrando inequivocabilmente che questa non sarebbe poi così buona, ma che in verità sarebbe invece pessima. I vegetariani esaminati in questo studio risulterebbero infatti di salute più cagionevole, ricorrendo maggiormente a farmaci, dei soggetti non-vegetariani esaminati dai ricercatori.
Peccato però che, sapendo ben leggere e possedendo il raro attributo dell’onestà intellettuale, al di la del titolo e delle prime righe dell’abstract, il reale contenuto dello studio in oggetto ne sveli l’assoluta inconsistenza. Si tratta infatti di poco più di un sondaggio, in cui gli intervistati auto-riferivano i dati raccolti, compreso il fatto di essere vegetariano o meno, dato questo che negli studi seri viene invece valutato sulla base di questionari alimentari. Nessuno dei dati raccolti è stato oggetto di alcun controllo da parte dei ricercatori, non è stato raccolto alcun dato sulla composizione nutrizionale delle diete e, fatto ben più importante in termini di validità dello studio, si tratta di una analisi cross-sectional, cioè trasversale.
In uno studio trasversale viene “fotografata” la situazione in un dato momento della vita della persona, e si ricercano eventuali associazioni tra le variabili esaminate. Questo tipo di analisi ha però un limite intrinseco, che cioè NON è in grado di stabilire un rapporto di causa-effetto tra le variabili che risultano tra loro associate: anche se le modalità di raccolta dei dati fossero state rigorose (e non è questo il caso), il fatto che si tratti di uno studio trasversale non permette di stabilire alcun nesso di causalità nell’associazione tra vegetarismo e malattia: il vegetarismo è causa di malattia? essere malati porta ad adottare un regime vegetariano? Altri fattori, diversi da questi, fanno risultare questa associazione che di fatto non esiste?
Qualunque sia la risposta, è tuttavia probabile che i risultati siano frutto uno scherzo del caso, dovuto oltre alla criticità nella raccolta dei dati, anche allo scadente metodo dello studio: all’interno di un vasto campione di circa 15.500 soggetti, era presente uno sparuto gruppo di circa 300 “vegetariani”, tra i quali la maggioranza consumava pesce, che sono stati messi a confronto con circa 1.000 non-vegetariani, scelti dai ricercatori tra circa i 15.000 non-vegetariani partecipanti al sondaggio. Un campione totalmente squilibrato.
Queste sono probabilmente le ragioni per cui i risultati di questo studio non sono in sintonia con i dati scientifici prodotti da circa 60 anni di studi sui vegetariani. Centinaia di migliaia vegetariani sono stati esaminati da ricercatori di più parti del mondo: i ricercatori hanno reclutato soggetti sani all’ingresso nello studio, che hanno seguito per decenni, ne hanno registrato con scrupolo le abitudini alimentari, lo stato di salute a partire da dati sanitari (ricoveri, registri di malattie) e non da interviste, e isolanto nel tempo coloro che avevano sviluppato una data malattia. Questi ultimi sono poi stati raccolti in gruppi distinti per tipo di malattia, e i ricercatori hanno analizzato i possibili fattori correlati con quest’ultima, traendo delle conclusioni sui rapporti reciproci. Solo un rapporto che si confermi come statisticamente significativo viene preso in considerazione e il fattore correlato con la malattia viene classificato come fattore di rischio, se aumenta nel tempo il rischio di sviluppare quella malattia, o fattore protettivo, se lo riduce.
Questo tipo di studi, che si chiamano prospettici proprio perché seguono nel tempo, per molti anni, molti soggetti, hanno una elevata forza dell’evidenza (a differenza di quelli trasversali): questo significa che i loro risultati sono in grado di dare informazioni attendibili su quali dei fattori associati sono legati da un rapporto di causa-effetto.
E i dati che derivano questi studi, condotti in più parti del mondo, evidenziano come, grazie alla loro dieta, i vegetariani tendano ad avere una miglior sensibilità all’insulina, ridotti tassi di tumore, diabete mellito di tipo 2, obesità, ipertensione, morte e ospedalizzazione per cardiopatia ischemica, e sin dall’età pediatrica un ridotto indice di massa corporea (BMI), rispetto ai non-vegetariani. Sono inoltre stati condotti alcuni studi di intervento che hanno dimostrato l’efficacia terapeutica delle diete vegetariane, a fronte di una buona accettabilità, sulle malattie metaboliche e cardiovascolari.
Ma tutti questi dati hanno goduto in Italia della radice cubica della risonanza di cui ha goduto questo nuovo studio, ammesso e non concesso che ciò sia accaduto. Come mai? Ma soprattutto, come mai un altro studio a firma degli stessi autori, pubblicato sempre nel mese di febbraio 2014 sulla rivista Wiener Klinische Wochenschrift (pag. 113-118), e condotto sull’intero campione di soggetti, non ha avuto alcuna menzione sulla stampa? Forse perché i giornalisti non avevano i fondi per scaricarsi l’articolo, a pagamento? O forse perché questo secondo studio porta a conclusioni che sono l’esatto contrario del primo, riportando che una dieta vegetariana sarebbe associata con un miglior stato di salute e una migliore qualità della vita?
I risultati di qualunque nuovo studio, condotto su un argomento per il quale è già disponibile una vasta letteratura scientifica accreditata, devono venire analizzati sulla base di quanto già certo. E se un nuovo studio arriva a risultati differenti da quelli già ottenuti (situazione che si dice “priva di consistenza”) potrebbe guadagnare l’attenzione del mondo scientifico e stimolare nuove ricerche sul campo, solo se esso è paragonabile, come “forza dell’evidenza” agli altri studi con cui viene confrontato.
Non è questo il caso di questo nuovo studio, che per quanto sinora esposto nulla aggiunge, nemmeno un minimo di dubbio, alla solida letteratura sulla migliore salute dei vegetariani, che è l’unica certezza di questo assurdo contenzioso, espressa anche dalle Linee Guida dietetiche USA, nel capitolo 5 (costruiamo sani schemi alimentari), dove il pattern vegetariano viene classificato tra i 3 pattern dietetici sani, assieme alla dieta DASH e alla dieta mediterranea.

But, think pink!!! L’altro verso della medaglia è davvero confortante, in fondo è il vero trionfo di questa commovente e patetica storia: sbandierare i risultati di questo studio sostenendo che “ribalta” quanto sinora noto, rappresenta non uno choc, ma al contrario un endorsement nei confronti della buona salute dei vegetariani, che ha potuto finalmente essere menzionata solo per poter sostenere il contrario. Ma la buona salute del vegetariani è invece, oltre che la premessa su cui si è innescata tutta la retorica delle ultime settimane, una certezza, che non può essere messa in discussione da questo “nuovo studio”, che ha immotivatamente alimentato le speranze di coloro che hanno interesse a nascondere la verità, affinché “nulla cambi”.

Luciana Baroni

Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV
http://www.scienzavegetariana.it

Janette, la maratoneta-vegana che ha sconfitto il cancro correndo: «Continuerei per sempre»

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Di Simona Marchetti
http://www.corriere.it/esteri/14_gennaio_02/janette-maratoneta-vegana-che-ha-sconfitto-cancro-correndo-potrei-continuare-sempre-9897d418-73d5-11e3-8c6d-871530ae059d.shtml

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Janette Murray-Wakelin e il marito Alan
Nel 2001, all’età di 52 anni, i medici le dissero che aveva appena 6 mesi di vita, che sarebbero forse potuti raddoppiare con le giuste terapie, a causa di una forma particolarmente aggressiva di cancro al seno. Una diagnosi terribile, che però Janette Murray-Wakelin, vegana e crudista convinta da tutta una vita, si rifiutò di accettare e una volta capito cosa avesse potuto causarle il tumore (ovvero, l’accidentale esposizione a delle sostanze tossiche durante due incidenti verificatisi qualche anno prima), ha passato i sei mesi che avrebbe invece dovuto dedicare alla chemio a ripulire il suo organismo dalle tossine e a rafforzare il sistema immunitario con regolari sedute di yoga ed allenamenti sulla lunga distanza. Da allora sono passati dodici anni, durante i quali la coraggiosa Janette non ha mai smesso di correre, come ha raccontato lei stessa nel libro «Raw Can Cure Cancer». E a farle compagnia chilometro dopo chilometro, l’adorato marito Alan, che con la sua Janette ha condiviso molto più che una scelta di vita crudista e vegana, visto che è proprio correndo che i due hanno attraversato il 2013, disputando una maratona al giorno per 365 giorni consecutivi, che sono diventati 366 con la corsa extra che hanno fatto ieri da Melbourne a Warrandyte e che ha permesso loro di stabilire il nuovo record mondiale (il precedente apparteneva al belga Stefaan Engels, che nel 2011 corse 365 maratone in un anno).

IN GIRO PER L’AUSTRALIA – Ad ispirare Janette ed Alan in questa lunga corsa di oltre 16mila chilometri in giro per l’Australia, raccontata da un seguitissimo blog giornaliero su Facebook , la volontà di raccogliere fondi per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla necessità di scelte di vita più consapevoli, nel rispetto dell’ambiente e di tutte le forme viventi, per un futuro realmente ecosostenibile. «Siamo molto più in salute e fisicamente in forma adesso che abbiamo sessant’anni suonati di quando eravamo più giovani», hanno commentato i due maratoneti vegani al termine della loro impresa, che li ha visti sfiorare un ciclone ed arrivare vicinissimi ad un incendio e sfidare persino le grandi piogge. Ma nulla è riuscito a fermarli, nemmeno la tempesta di grandine di Perth o il caldo torrido (44 gradi) di Canberra, mentre il solo rammarico è stato quello di non essere a casa per la nascita del quarto nipotino, Marlo, avvenuta a giugno. «Le prime settimane sono state tremende – ha ammesso il 68enne signor Murray – perché avevamo dolori ovunque, ma poi è diventato sempre più facile andare avanti e credo non ci sia stato un solo giorno in cui abbiamo realmente pensato di non farcela».

CORRERE PER LA VITA – Assistiti da una squadra di volontari, che provvedeva ai rifornimenti durante le singole corse e li seguiva in un furgone, per tutto l’anno passato Janette ed Alan si sono svegliati alle quattro del mattino e hanno corso fino alle quattro del pomeriggio, seguendo un regime alimentare a dir poco estremo ma rigorosamente crudista, che prevedeva dieci banane, un pompelmo e un frullato di datteri a testa per colazione; altre dieci banane ciascuno alle 8; un frullato di verdura un’ora più tardi; una macedonia al raggiungimento del 30° chilometro e tre arance al 37°, mentre a cena via libera ad avocado, succo di verdure ed insalata. «Non vedo l’ora di avere una giornata tutta per me – ha ammesso Janette al Telegraph al termine della maratona infinita, durante la quale ha pure incontrato un cugino motociclista che non vedeva da 45 anni – che intendo trascorrere a dormire, fare giardinaggio e stare coi miei nipotini, ma poi il giorno successivo riprenderò a correre, perché non bisogna mai smettere di fare qualcosa che funziona e per come mi sento, potrei correre per sempre».

Carne e cancro: nuovo studio conferma il legame

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http://m.panorama.it/scienza/salute/Carne-e-cancro-nuovo-studio-conferma-il-legame

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Al di là di ogni possible predisposizione genetica, sappiamo che vi sono comportamenti e stili di vita che possono aumentare il rischio di sviluppare tumori. Uno studio condotto da un centro di ricerca sulla salute americano e pubblicato sulla rivista Nutrients ha valutato l’impatto del consumo di carne e altri prodotti di origine animale, insieme al fumo, all’alcol, agli zuccheri aggiunti e all’esposizione ai raggi UV sui tassi di tumore in 157 paesi. Carne, pesce, uova e latticini risultano avere un peso notevole sull’incidenza del cancro, specialmente di alcuni tipi.

Lo studio include dati a partire dagli anni ’80 in considerazione del fatto che occorrono circa 20 anni per vedere gli effetti di un cambiamento della dieta sui tassi di incidenza dei tumori. Per 87 dei paesi considerati, quelli per i quali gli studiosi avevano accesso a dati di alta qualità sull’incidenza del cancro, gli indici di fumo e di consumo di alimenti di origine animale spiegano oltre la metà dei tassi di incidenza del cancro, mentre al consumo di alcolici è attribuibile una quota minore di casi.

I tipi di cancro con i quali il consumo di prodotti di origine animale presenta una correlazione più marcata sono il cancro al seno, all’utero, ai reni, alle ovaie, al pancreas, alla prostata, ai testicoli, alla tiroide e il mieloma multiplo. Il meccanismo d’azione alla base del rapporto causa-effetto è probabilmente legato al fatto che i prodotti di derivazione animale promuovono la crescita del corpo e anche dei tumori attraverso la produzione del fattore di crescita insulino-simile IGF-1.

Il legame tra maggiore consumo di prodotti animali, aumento della crescita e maggiore incidenza dei tumori tipici dei paesi occidentali è dimostrato dal fatto che i giapponesi più giovani sono più alti rispetto ai più anziani. Nel paese il consumo di alimenti di origine animale, prevalentemente pesce, costituiva un tempo appena il 10% della dieta, ma negli ultimi 20-30 anni l’adozione di uno stile alimentare più simile a quello dei paesi occidentali ha fatto aumentare la quota al 20%. La statura dei giapponesi è cresciuta e con essa, purtroppo, anche l’incidenza di alcuni tipi di tumore comuni nelle popolazioni occidentali.

Il consumo di alcolici risulta maggiormente correlato soltanto a un tipo di cancro, quello del colon-retto, gli zuccheri aggiunti sono associati al tumore al cervello (nelle donne), all’utero, al pancreas e alla prostata, mentre per quel che riguarda i polmoni ovviamente la parte del leone la fa il fumo. E’ molto interessante notare però che il consumo di carne rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo per i fumatori. Ancora una volta occorre chiamare in causa i giapponesi per dimostrarlo. Già studi di 20 o 30 anni fa, citati dagli autori, rilevavano che mentre Giappone e Stati Uniti avevano percentuali di fumatori simili, il tasso di incidenza del tumore al polmone era molto più alto negli Usa, dove notoriamente il consumo di carne è assai maggiore.

Uova di cioccolato vegan

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Immagini e testo
blog.giallozafferano.it

Il cioccolato fondente non ha latte e quindi può essere usato per creare delle uova di Pasqua vegane, fra l’altro la ricetta è molto semplice da fare.

Ingredienti ed utensili:

1 kg Cioccolato fondente per un uovo medio/grande
Stampo per uova di Pasqua
Un piccolo regalo da inserire nell’uovo
Cellofan
Pentolino
Barattolo di vetro

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Preparazione:
Spezzettare il cioccolato fondente e inserirlo nel barattolo di vetro. Mettere acqua sul pentolino, inserire dentro il barattolo di vetro con il cioccolato dentro e sciogliere a bagnomaria.

Inserire un po’ di cioccolata fusa nello stampo o in alternativa in un porta uovo di plastica (che abbia le due metà). Mettere le due metà dell’uovo in frigo per qualche minuto, poi tirare fuori. Inserire altra cioccolata e rimettere in frigo.

Una volta che le due metà si sono ben raffreddate, sarà facile staccarle dallo stampo; a questo punto vi basteràinserire la sorpresa all’interno e fonderle insieme con altra cioccolata fusa. Ora potete coprire il vostro uovo vegano di Pasqua con cellofan oppure decorarlo a piacere.

Farinata con il cavolo nero

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di Dora Grieco e Roberto Politi

Ingredienti per quattro persone:
• 100 gr di farina gialla
• 250 gr di foglie di cavolo nero senza le coste, tagliate a piccoli pezzi
• 2 porri tagliati a rondelle
• 1,5 litri circa di brodo vegetale
• olio extravergine di oliva, sale, pepe

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1. In una casseruola far appassire a fuoco lento i porri con tre cucchiai d’olio e salare.
2. Aggiungere il cavolo nero e farlo cuocere per mezz’ora bagnandolo con un po’ di brodo ogni tanto.
3. Aggiungere il resto del brodo e versare a pioggia la farina mescolando con una frusta per un’altra mezz’ora.
4. Servire con un filo d’olio a crudo e pepe macinato.