Archivio mensile:febbraio 2016

Pelle Cruelty Free

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Piñatex, la pelle ecologica che si ricava dalle foglie dell’ananas.

Un’imprenditrice spagnola ha scoperto che dalle foglie di ananas è possibile creare un tessuto cento per cento naturale in grado di sostituire la pelle. Le questioni etiche e ambientali che vedono protagonisti l’industria tessile e l’uso della pelle vera, sono tra gli argomenti di discussione più delicati ai giorni nostri. La ricerca di materiali alternativi a quelli di origine animale è diventata una necessità, anche a causa della crescente difficoltà a reperire il pellame. Dopo l’arrivo sul mercato della pelle sintetica, la cui produzione implica comunque l’impiego di sostanze tossiche per l’ambiente, la vera rivoluzione arriva da una designer spagnola, Carmen Hijosa, che ha brevettato un nuovo tessuto ottenuto dalle fibre delle foglie d’ananas.

L’idea è nata durante un viaggio di lavoro della designer nelle Filippine dove, venendo a contatto con la realtà delle concerie, ha maturato l’intenzione di sviluppare un materiale sostenibile che si prestasse, esattamente come la pelle, alla produzione di borse, scarpe e altri prodotti tessili. Tuttavia, l’ispirazione è arrivata soltanto dopo aver osservato il barong talong, una tradizionale camicia filippina intessuta con fibre di foglie d’ananas. Dopo cinque anni di ricerche svolte tra la Spagna e il Regno Unito, è nato Piñatex, un materiale ricavato dalle foglie d’ananas (per un metro quadro ne servono all’incirca 480) e lavorato senza tessitura. Si tratta di una fibra esclusivamente ecologica e biodegradabile in quanto deriva da elementi di scarto del frutto che non richiedono aggiunta d’acqua o fertilizzanti e, inoltre, funge da concime al momento del suo smaltimento. Grazie al suo basso costo (circa 23 euro al metro quadro contro i 25-38 euro del pellame), questo materiale innovativo ha già trovato spazio all’interno di alcune aziende, tra cui Puma e Camper, che si sono cimentate nella realizzazione di prototipi quali scarpe, borse, cappelli, accessori per smartphone, sedili per auto ed elementi d’arredo ecologici e sostenibili.

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Veg frittelle sarde di carnevale

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Grazie a Essenza Divina, Michela Onnis

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frittelle sarde vegane
Per 30 frittelline senza derivati animali, che rimangono belle morbide e non assorbono olio.
Questa ricetta ce l’ho da più di 20 anni e uso sempre questa solo con le modifiche dei derivati animali e dello zucchero che in parte è malto di riso e in parte di canna. L’impasto l’ho visto fare da una vecchina di Quartu Sant’Elena Cagliari più di 25 anni fa ma era con uova, strutto e latte e anche alcool (fil’e Ferru).

Questo che vi propongo ha la stessa consistenza ma è cruelty free.


IS PARAFRITTU
Farina 00 Bio 500 gr.
Vaniglia essenza 1/2 cucchiaino
Malto di riso 3 cucchiai
Buccia d’arancia di 2 arance o 1 arancia e 1 limone non trattati
Succo d’arancia 70 ml
Lievito di birra 22 gr
Burro di soia 40 gr
Lievito in polvere bio 1 bustina
Latte di soia circa 300 ml ma dipende da quanto ne assorbe l’impasto, regolatevi.


PROCEDIMENTO
Il procedimento è molto semplice.
Far sciogliere il lievito in poco latte di soia e aggiungere il malto e poca farina in modo da fare un preimpasto bello forte, lasciare aumentare il tutto ed aggiungere il burro di soia sciolto e la farina, poi gli aromi, impastare per bene ed aggiungere il latte di soia in modo che si abbia un impasto filante che più s’impasta e più fila e si stacca dalle mani anche se non del tutto.
Lasciare lievitare al caldo in modo che l’impasto triplichi.
Una volta lievitato aggiungere il lievito istantaneo bio e rimpastare con delicatezza il tutto.
Formare nella spianatoia delle palline con l’impasto sempre con delicatezza in modo che il lievito possa agire. Mettere 1 litro di olio evo in una pentola stretta e profonda, farlo arrivare a giusta temperatura, cioè se si mette un poco d’impasto questo sale a galla dopo un 3 secondi.
Prendere le palline e con indice e pollice buccarle al centro e metterle a friggere, una volta dorate passarle nello zucchero di canna integrale greggio. Ragazzi buon appetito.

Michela