Archivio mensile:gennaio 2017

Vivere Cruelty Free

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Vivere Cruelty Free

Niente pelle, lana e piume d’oca… ma allora cosa indossano i vegani?

Non solo alimentazione, essere vegani è uno stile di vita che prevede scelte cruelty-free in qualsiasi ambito. Ma quindi cosa indossano i vegani?

Essendo la scelta vegana molto spesso dettata da motivazioni etiche e volta ad eliminare totalmente la propria partecipazione allo sfruttamento animale, raramente essa si ripercuote soltanto sull’alimentazione: molti vegani, infatti, decidono di utilizzare anche abbigliamento vegan dicendo addio a lana, pelle, seta, piume d’oca oltre che, naturalmente, a inserti di pelo e di pelliccia. Una delle domande più gettonate sul mondo “veg” – seconda forse solo a quella su cosa mangiare al posto della carne – è proprio quella che riguarda l’abbigliamento: ma cosa indossano i vegani?

Al posto della pelle

vitello

Uno dei tessuti di origine animale più utilizzati in assoluto nel mondo della moda è sicuramente la pelle (nota anche come cuoio), utilizzata praticamente ovunque: borse, scarpe, cinture, giacchini, guanti, dettagli di abiti e accessori. Anche se a volte può sembrare un po’ complicato, è possibile comunque trovare sul mercato capi realizzati con materiali simili alla pelle per consistenza e resa, ma assolutamente cruelty-free: parliamo della cosiddetta similpelle – da non confondersi, invece, con l’ “ecopelle”, che è pelle animale conciata con metodi a ridotto impatto ambientale – un materiale resinoso o plastico resistente e in tutto e per tutto simile alla pelle animale. È sempre bene, per non confondersi, prestare attenzione alle etichette (se troviamo la sigla UNI 11427 siamo di fronte a “ecopelle”, per esempio) ma anche il costo viene in nostro soccorso: i capi in similpelle sono molto più economici di quelli in cuoio, naturalmente; ormai quasi tutti i negozi propongono alternative cruelty-free alla vera pelle e online sono ormai tantissime le proposte tra cui scegliere. Recentemente, inoltre, abbiamo visto come sempre più aziende puntino sulla pelle cruelty-free: pensiamo, ad esempio, alla pelle a base vegetale usata per produrre scarpe e borse oppure al materiale simile al sughero impiegato in Germania per realizzare giacche da motociclista ecologiche e vegan. Delizioso anche il tessuto simile alla pelle realizzato a partire dagli scarti degli ananas. Gli studi sulle alternative alla pelle sono molti, c’è anche chi l’ha sostituita, per esempio, con la lavorazione di foglie di albero: bellissime e resistenti. Per come stanno andando le cose siamo certi che manchi davvero poco al momento in cui sarà facile reperire capi in “pelle vegan” belli e alla portata di tutti.

Al posto della lana

pecorelle

 

Sebbene molti possano pensare che la lana sia prodotta senza alcuna sofferenza, la realtà è ben diversa: la tosatura, infatti, avviene spesso in maniera cruenta e dolorosa senza alcun riguardo per gli animali. Ma anche qui, è sufficiente armarsi di un po’ di pazienza e attenzione per trovare facilmente sciarpe, cappelli, guanti e maglioni cruelty-free: come sempre è bene buttare un occhio all’etichetta, perché spesso anche in abiti apparentemente realizzati con altri materiali si può nascondere anche una certa percentuale di lana. E in questo caso abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta! Pile, flanella, velluto, ciniglia, acrilico e modal sono solo alcuni dei materiali alternativi alla lana e che, oltre a essere totalmente cruelty-free, spesso hanno anche una resa migliore in termini di resistenza e calore (oltre che, certamente, un prezzo molto più basso).

Al posto dei piumini

oche

Anche giubbotti e giacconi possono nascondere sfruttamento animale: l’operazione di spiumaggio, infatti, è tremendamente dolorosa per le oche e comporta sofferenze atroci che vengono reiterate nel tempo fino al momento in cui, troppo provati per continuare a essere utilizzati per il loro piumaggio, questi animali non vengono infine macellati. Solitamente è facile riconoscere giubbotti e giacconi imbottiti con piume d’oca, anche perché spesso riportano delle etichette contenenti un campione delle piume utilizzate all’interno. Fortunatamente giacche e giubbotti cruelty-free con imbottitura sintetica sono caldissimi e morbidi, e ormai facilmente reperibili in qualunque negozio di abbigliamento. Ci sono anche aziende che hanno puntato tutto sull‘alternativa vegan alla piuma d’oca , creando alternative validissime come il Plumtech.

Al posto della seta

baco-da-seta

Anche la produzione di seta nasconde sofferenza: i bachi vengono infatti bolliti vivi per ottenere i bozzoli interi dai quali ricavare lunghi fili di seta. Ma le alternative veg-friendly, per fortuna, esistono: viscosa e rayon, per esempio, sono sul mercato ormai da tanto tempo ma le aziende stanno lavorando per produrre materiali sempre più innovativi e totalmente sintetici come come il BioSteel oppure la “seta vegana” che viene realizzata con il filo di seta ricavato dai bachi rotti dopo la fuoriuscita della farfalla.

Al posto delle pellicce (e degli inserti)

volpeLe pellicce sono uno dei capi più controversi del mondo della moda, che da sempre trova tanti sostenitori così come accaniti oppositori, probabilmente anche perché si tratta di uno dei capi di abbigliamento realizzati nella maniera più crudele possibile: gli animali vengono privati della pelliccia ancora vivi, spesso solo intontiti con un colpo in testa, ma assolutamente coscienti al fine di preservare la lucentezza e la vivacità di colore del pelo, per poi essere lasciati morire agonizzanti fra atroci sofferenze. Molta attenzione anche agli inserti in giacche, cappotti e borse con pellicce realizzate con cane o gatto. Le riconoscete se nelle etichette trovate, per i cani: Asian jackal; Asiatic racoonwolf; Asian wolf; Cane procione; Cane selvatico; Corsak; Corsak fox; Dogaskin; Dogue of China; Finnracoon (asiatico); Fox of Asia; Gae wolf; Gubi; Kou pi; Lamb skin; Loup d’Asie; Lupo Asiatico; Lupo cinese; Murmanski; Nakhon; Pemmern wolf; Procione asiatico: Sakhon; Sobaki; Special skin. E’ pelliccia di gatto, invece, se in etichetta c’è scritto: Gatto di Cipro; Gatto Lyra; Genette; Housecat; Katzenfelle; Lipi; Mountain cat; Wildcat; Special skin.

Dopo che anche alcuni grandi stilisti del calibro di Giorgio Armani hanno detto “basta” alle pellicce e dal momento che gli inserti di pelliccia risultano comunque essere sempre molto “trendy”, le aziende di moda di tutto il mondo – dai brand più lussuosi a quelli più economici – si sono attrezzate per produrre sempre più “pellicce veg-friendly” assolutamente sintetiche ed ecologiche. Anche qui è bene controllare sempre l’etichetta dei capi che vogliamo acquistare, ma per essere certi che gli inserti di pelo siano realmente sintetici dovrebbe essere sufficiente osservarli attentamente e toccarli: la pelliccia sintetica è di solito meno lucida di quella vera e al tatto risulta essere meno morbida e liscia (oltre che, anche in questo caso, decisamente più economica!).

Fibra di soia, il cashmere diventa vegetale

http://www.vegolosi.it

Cottura a vapore

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Dopo le festività ci si sente appesantiti e si sente il bisogno di una dieta detox, sarebbe preferibile una diecina di giorni di sole crudités, frutta, verdure e semi ma molti di voi mi richiedono una dieta vegetariana o vegana, possibilmente non cruda poiché la stagione invernale non fa prediligere alimenti freddi. Pertanto suggerisco di scegliere la cottura a vapore e di eliminare grassi e zuccheri aggiunti. Per quanto riguarda i carboidrati, riducete le porzioni abituali ad un terzo. Ricordate che anche riso, cous cous, avena, farro, grano, orzo etc. possono essere cucinati al vapore con l’ausilio di una buona vaporiera.

Ringrazio Silvia De Bernardini di http://www.vegolosi.it

 

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La cottura al vapore è un metodo di preparazione di origine orientale che permette di cuocere le pietanze preservandone al meglio le caratteristiche organolettiche e nutrizionali. Ecco tutto quello che c’è da sapere per sfruttare i vantaggi di questo antico sistema, molto adatto per la cottura delle verdure:

1 – La cottura al vapore avviene esponendo l’alimento in appositi cestelli a griglia o bucherellati al vapore esalato dall’acqua o dal brodo contenuto in una pentola sottostante, portato ad alta temperatura. In questo modo, la pietanza cuoce assorbendo l’umidità del liquido, ma non cede nulla né del suo sapore né delle sue proprietà. La cottura al vapore permette di cucinare gli alimenti senza olio e condimenti, che possono eventualmente essere aggiunti a crudo.

2 –  Oltre al comune cestello grigliato in acciaio, per la cottura al vapore si può usare una vaporiera in bambù, molto adoperata dalla cucina asiatica. La vaporiera in bambù può essere posizionata sopra una normale pentola o su un treppiedi sopra un wok. Ne esistono anche a più piani sovrapposti per cuocere contemporaneamente pietanze diverse. In generale, per la cottura a castello, è sempre consigliabile mettere nel cestello inferiore gli alimenti più sodi e di dimensioni più grandi e in quello superiore gli alimenti più teneri.

3 – Per ottenere una cottura al vapore ottimale è fondamentale dosare bene il liquido nella pentola sottostante. L’acqua non deve mai venire a contatto con le pietanze contenute nel cestello, ma deve essere sufficiente per non evaporare completamente prima che sia ultimata la cottura degli alimenti. È bene coprire con un coperchio per evitare dispersione di vapore.

4 – Per dare profumo e sapore a ciò che si vuole cucinare si può aromatizzare l’acqua prima della cottura aggiungendo, per esempio, erbe aromatiche o spezie (provate con la curcuma!)

5 – Una volta terminata la cottura, se gli alimenti non devono essere consumati caldi e subito, è bene sciacquarli con acqua fredda per evitare che vadano avanti a cuocere.

6 – Nel caso delle verdure, è meglio non salarle prima della cottura a vapore perché il sale le scolorirebbe.

7 – La cottura al vapore è molto vantaggiosa dal punto di vista nutrizionale. Il fatto che le pietanze non entrino in contatto diretto con il liquido fa sì che i nutrienti, come sali minerali e vitamine idrosolubili, non si diluiscano come avviene, ad esempio, quando i cibi vengono lessati. Inoltre, il vapore distribuisce il calore in maniera uniforme: gli alimenti risultano più croccanti e più digeribili.

8 – La cottura a vapore è un sistema di cottura pratico, economico e, per quanto riguarda le verdure, abbastanza veloce. I tempi di cottura variano in base al tipo di alimento, alla sua consistenza e a come viene tagliato, ma generalmente in 10/15 minuti le verdure sono pronte!

9 – Per la cottura al vapore è possibile utilizzare anche le vaporiere elettriche anche se, dal punto di vista del risparmio energetico non sono molto consigliabili (oltre a essere molto ingombranti).

10 – L’acqua di cottura ottenuta attraverso la cottura al vapore può essere utilizzata per cuocere la pasta oppure per bagnare le piante (ovviamente una volta che è ben fredda