Archivio mensile:febbraio 2017

Dieta & Carriera

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http://www.humanitasalute.it – Photo: Google Image –
A cura di Lucrezia Zaccaria
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La dieta del manager, il segreto per fare carriera?

Mai saltare i pasti e scegliere gli alimenti giusti al momento giusto: è il modo migliore per aumentare la concentrazione e la resa al lavoro

Volete fare carriera? Non saltate il pranzo e mangiate meglio a tavola. Secondo una serie di ricerche pubblicate dall’International Labour Office di Ginevra (Svizzera), infatti, le regole sono poche e chiare: proteine a pranzo e carboidrati la sera, mai saltare la colazione né il pranzo e alla sera una cena leggera ma niente alcol, per dormire bene. Secondo il rapporto svizzero saltare i pasti o mangiare male influisce su concentrazione, riflessi e memoria, indispensabili per dare il meglio di sé sul lavoro. Una carenza di zuccheri nel sangue, inoltre, rende più aggressivi, tesi e irritabili. E bassi livelli di ferro possono portare a debolezza e mancanza di coordinamento. La parola chiave, quindi, è mangiare bene e con regolarità. Abbiamo approfondito l’argomento con la dott.ssa Stefania Setti, medico nutrizionista dell’Ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

Dott.ssa Setti, cibo e rendimento lavorativo sono così collegati?

“Certamente. È risaputo che un corretto regime dietetico influisce positivamente sul livello di attenzione aumentando la qualità del lavoro e favorendo lo stato di benessere di una persona. Il rapporto tra cibo e lavoro stilato dall’International Labour Office di Ginevra ha dimostrato quello che già si sapeva e cioè che saltare i pasti fa abbassare il livello di zucchero nel sangue e, quindi, la capacità di attenzione e di elaborare le informazioni velocemente. Una riduzione degli zuccheri nel sangue può essere considerata una situazione di stress nella quale l’organismo reagisce producendo i cosiddetti ormoni dello stress tra cui, per esempio, l’adrenalina che, stimolando il sistema nervoso simpatico, prepara l’organismo ad una reazione di ‘attacco’. Per questo una caduta degli zuccheri nel sangue significa un aumento dell’aggressività e irritabilità. Meglio, quindi, non parlare con il proprio capo o affrontare argomenti importanti in queste condizioni. Lo studio consiglia, poi, le proteine a pranzo perché un pasto come la bresaola con la rucola oppure una bistecca o un petto di pollo ai ferri con verdure aiuta a prevenire la sonnolenza postprandiale. L’attenzione e la memoria, invece, possono essere stimolate dalla colina, una sostanza di cui sono ricche le uova, soprattutto il tuorlo, oppure la soia. Vanno, invece, evitate le farciture grasse come le salse e i formaggi grassi”.

E la sera carboidrati? Ma non era giusto il contrario?

“I carboidrati complessi (pasta, riso, pane) sono alimenti che, stimolando la produzione pancreatica di insulina, aumentano la disponibilità di triptofano, che è il precursore della serotonina, regolatore del ritmo sonno-veglia. Non si devono, però, mangiare troppo tardi né in abbondanza o con sughi o contorni eccessivamente elaborati altrimenti vanno a pesare sulla linea. La sera, inoltre, è bene non esagerare con le bevande alcoliche in modo da svegliarsi riposati e in forma al mattino”.

La colazione è così importante?

“Anche in questo caso non è stato scoperto niente di nuovo. La colazione è fondamentale per iniziare bene la giornata e, soprattutto, per dare la giusta energia. Deve essere sostanziosa, ma leggera con latte e yogurt magri, che forniscono proteine e calcio, cereali da colazione, fette biscottate e pane, meglio se integrali, ricchi di fibra e zuccheri complessi che, essendo a lento rilascio, permettono di rimanere energici più a lungo. Consigliabile, comunque, anche un piccolo spuntino a metà mattina a base, per esempio, di un frutto fresco di stagione. Cappuccino e brioche, invece, sono più pesanti da digerire e possono mettere stanchezza rallentando l’efficienza”.

A cura di Lucrezia Zaccaria

L’importanza del Coach

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di Marzio di Mezza

Innanzitutto di cosa si tratta?

Oggigiorno emerge con sempre maggiore interesse l’importanza della figura del mental coach, ossia di un esperto in motivazione, in leadership, in conoscenza della mente e comportamenti umani, che abbia la capacità di “allenare” le persone, la loro mente in particolare, e aiutare loro a cambiare innanzitutto se stessi e i loro comportamenti e atteggiamenti mentali, prima, e dell’agire quotidiano, poi.

Una figura professionale utilizzata anche in politica?

La classe politica nell’epoca recente è fortemente ispirata alla figura di un leader, carismatico e fortemente identificabile, che possa rappresentare un modello vincente in una fase in cui i partiti sono ridotti a ruolo di corpi intermedi sempre più liquidi e poco strutturati. E anche in Italia la richiesta di formazione e crescita alla leadership politico-personale è sempre più pressante e attuale.
Molto spesso, però, si confonde la capacità del “leader” con quella di un ”capo”…
Il capo è tale in quanto il ruolo gli viene dato sul piano formale attraverso una investitura formale e nominalistica; il leader invece non ne ha bisogno, perché tale ruolo di guida gli viene riconosciuto nei fatti dagli altri, da tutti coloro che lo seguono e che per l’appunto si riconoscono in lui e nella sua visione: un detto famoso recita: il capo dirige, il leader guida.

Soffermiamoci sul leader…

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Appare evidente quale sia la qualità significativa di un leader: la capacità di persuasione, essendo un abile comunicatore inteso come colui che innanzitutto sa comunicare con se stesso, che inoltre sa ascoltare davvero il pensiero altrui e solo dopo egli assume su di sé la responsabilità del momento e del tipo di decisione giusta, per tutti, non comoda per lui, da assumere nelle condizioni date.