Scarpe di lusso e vegan? Sì, si può: l’esempio italiano

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul settimanale del Corriere della Sera L’Economia del 28 agosto 2017 – Diritti riservati

“Tutto è nato da un’esigenza personale. A 26 anni, responsabile marketing per una catena di supermercati, dovevo andare in ufficio vestita in modo professionale. Ma 13 anni fa, in Italia, era molto difficile trovare scarpe cruelty-free che fossero anche raffinate. Animalista da sempre, non volevo cedere. Così ho pensato: me le faccio da sola”. Paola Caracciolo, 39enne del Varesotto, è il cuore e la mente dietro Opificio V, primo marchio di calzature di lusso vegan in Italia. Le scarpe prive di componenti di origine animale come pelle, cuoio e camoscio nate negli anni Novanta in Gran Bretagna e diffusesi col tempo anche da noi. Tanto che negli ultimi anni l’Italia è diventata un punto di riferimento per la produzione di queste calzature per aziende straniere.

 

scarpe vegan

Così, oggi, in un panorama di maggiore sensibilità per questi temi, Opificio V si rilancia. Con un nuovo socio, il business angel Sebastiano Cossia Castiglioni, che da tanti anni investe nel settore vegan, un nuovo nome, Nemanti, e un’impronta internazionale. Il lancio del nuovo marchio avverrà durante la Settimana della moda di Milano (20-26 settembre), quando Nemanti avrà un temporary store a Brera per la presentazione della collezione Autunno/Inverno. Ma le scarpe di Opificio V sono così belle da attirare anche acquirenti che non hanno una particolare sensibilità animalista. “Un anno fa, nel nostro corner alla Rinascente di Piazza Duomo, l’80% delle vendite della nostra collezione maschile Black Label (la linea di punta, ndr) sono state a clienti cui non importava nulla della scelta etica”.

Nei primi anni Duemila era molto diverso. Il mercato vegan in Italia era ancora immaturo, l’ecommerce quasi inesistente. “Quando, spinta anche da un lavoro che strideva con le mie convinzioni, ho detto quel “Me le faccio io”, sono incorsa in tutti i problemi del caso. Portare avanti da sola lo sviluppo di un brand mentre il mio primo lavoro mi assorbiva sempre di più; il posizionamento nel mercato della scarpa cruelty-free – allora limitata all’ecopelle – come economica o comunque poco elegante, e non di qualità; gli artigiani che non capendo il prodotto lo bollavano come “scarpa in plastica”. Veg Italian Style (il suo primo marchio, ndr) non partiva, la spesa era superiore alla resa”.

Anni più tardi è stato proprio il lavoro nella grande distribuzione ad aiutarla. “Nei supermercati, vere cartine di tornasole dei cambiamenti nei consumi, ti rendi immediatamente conto delle nuove esigenze della gente. Quattro anni fa la maggiore attenzione al cibo vegan era ormai evidente. E nel frattempo c’era stato il boom dell’ecommerce, con la facilità per piccole aziende come la mia di vendere i propri prodotti in tutto il mondo. Così ho fatto un master sui beni di lusso, perché la mia esperienza era sì decennale, ma sulle scatolette di tonno, e poi mi sono licenziata”.

A settembre 2013 il lancio di Opificio V, dove la V sta per vegan. Un nome che richiama anche l’artigianalità. Il nuovo brand, Nemanti, termine più accessibile a livello internazionale, è una crasi di parole che attengono alle stesse filosofie. “Mentre i calzaturifici chiudono e i grandi marchi spostano la produzione all’estero, volevamo sostenere il valore dei maestri artigiani italiani contro il fast fashion. Anche perché lo sforzo richiesto per realizzare una bella scarpa vegan è decisamente maggiore di quello per una scarpa in pelle”.

La reazione del mercato è stata entusiasta, e nei mesi successivi Opificio V ha lavorato sulle nuove collezioni, arruolando un celebre artigiano delle Marche che ha permesso il salto di qualità sulla scarpa da uomo, creando la collezione di punta Black Label. Le previsioni interne a cinque anni sono di cinque milioni di euro di fatturato. Obiettivo di share l’1,4% del mercato di riferimento – sette Paesi: USA, Germania, Gran Bretagna, Italia, Australia, Canada, Giappone – di scarpe di lusso vegan. Sono infatti circa due milioni, su un totale di 18,9 milioni, i vegetariani e vegani per scelta etica che comprano calzature di fascia alta.

E il mercato andrà solo a crescere, perché in altri Paesi, come Francia, Spagna e Brasile, il veganesimo come scelta etica è in aumento. Così, dopo un triennio di consolidamento, in Nemanti partiranno gli sviluppi, da una nuova linea giovane alla piccola pelletteria cruelty-free.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...