Dopo Tesla, anche Audi propone la sua auto “vegan”

Sostenibilità e interni cruelty free: ecco le nuove auto dei prossimi anni

(Diritti: http://www.osservatorioveganok.com)

Audi Vegan

La crudeltà verso gli animali non risulta essere nell’elenco degli accessori di nessun modello di auto eppure, quando si acquista un veicolo nuovo, i sedili, il cambio e il volante in pelle, sono parte del prodotto.

Per fortuna, la crescente richiesta di prodotti sostenibili e cruelty free, sta influenzando anche questo mercato e ci sono già le prime auto che nascono proprio con l’intento di rispondere a questa esigenza di consumo.

Molti consumatori sono attratti dalle auto elettriche per le loro incredibili prestazioni e anche perché rappresentano una scelta più rispettosa dell’ambiente. In tema di sostenibilità, diventa importante anche la selezione dei materiali utilizzati per la produzione. Ci sono due marchi in particolare che hanno puntato sul claim “vegan”.

Il gigante Audi ha presentato una concept car elettrica vegana al recente salone automobilistico di Los Angeles: l’auto si chiama e-Tron GT.

Si tratta di una coupé a 4 porte ed è stata realizzata in collaborazione con Porsche, con una particolare attenzione alla sostenibilità e a tutto ciò che è eco-compatibile.

  • Interni realizzati con fibre riciclate
  • Tappeti realizzati con reti da pesca riutilizzate
  • Powertrain elettrico AWD da 590 cavalli
  • Una batteria da 90 kW che può funzionare per 250 chilometri con una singola carica

“I prodotti a base animale non sono affatto utilizzati: il concept Audi e-tron GT è dotato di interni vegani. Sofisticata pelle sintetica viene utilizzata sui sedili e altre superfici di rifinitura. I tessuti realizzati con fibre riciclate vengono utilizzati sui cuscini di seduta, sui braccioli e sulla consolle centrale. Il materiale in microfibra adorna il rivestimento interno e quello dei montanti dei finestrini. Anche la tappezzeria è realizzata in filato Econyl sostenibile, una fibra riciclata ricavata da reti da pesca usate.” Audi

L’auto è stata sviluppata per competere con il modello S di Tesla, adatto ai vegani. Audi inizierà la produzione nel 2020, con l’intenzione di aggiungere 12 nuovi modelli di auto elettriche alla sua linea di produzione entro il 2025.

Elon Musk infatti, CEO di Tesla, è stato il primo a proporre un’auto sostenibile utilizzando il claim “vegan”.

Durante un evento al Computer History Museum di San Jose, in California, Elon Musk ha assicurato che l’attesissima auto imminente Model Y-Tesla, il primo crossover della società, sarà completamente leather free. L’uscita è prevista per Marzo 2019.

Musk ha dichiarato:

“Il modello Y non avrà alcuna pelle, incluso il volante, ammesso che il nuovo modello abbia un volante”.

Nel tentativo fondante di Tesla di “accelerare la transizione del mondo verso l’energia sostenibile”, la società di auto elettriche ha diminuito il suo uso dell’incubo ecologico noto come pelle per i suoi interni e ora offrirà solo sedute vegan ai consumatori.

Smettiamola di mangiare carne: neanche quella artificiale salverà il pianeta

DIRITTI RISERVATI LEONARDO CAFFO/L’ESPRESSO NETWORK REPUBBLICA

Produciamo 50 miliardi di animali all’anno per fini alimentari. Con gravi problemi per l’ambiente. la bistecca in vitro potrebbe essere il futuro. Ma basterà?

DI LEONARDO CAFFO – febbraio 2018
Smettiamola di mangiare carne: neanche quella artificiale salverà il pianeta

Si fa presto, troppo presto ormai, a dire “carne”. Nel 1931, in un profetico articolo sul The Strand Magazine, Winston Churchill scrisse che prima o poi saremmo sfuggiti «all’assurdità di far crescere un pollo intero, solo per mangiarne il petto o l’ala, facendo crescere queste parti separatamente in un ambiente adatto». È questa la possibilità intrinseca offerta dalla carne artificiale o, come è meglio conosciuta, dalla carne in vitro: un prodotto di carne animale, dunque non qualcosa che imita la carne (come le bistecche di soia, per intenderci), ma che non è mai stato parte di un animale reale. Ci sono i tecnicismi realizzativi che sono importanti, tipo come si prelevino e nutrano le cellule muscolari che stanno alla base della coltura della carne, ma il punto più rilevante è cosa renda la carne sintetica così davvero interessante anche concettualmente.

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L’etica, prima di tutto, perché è un modo di affrontare l’ormai diffuso dilemma del mangiare o meno animali non in modo privativo, come fanno i vegetariani (non mangiare questo o quello), ma in modo “tecnologista” (mangia ancora questo ma fallo attraverso il processo X e non il processo Y); poi c’è l’ambiente, dato che Nato e Nasa hanno recentemente confermato che l’emissione di Co2 più lesiva per l’ambiente deriva dagli allevamenti intensivi che potremmo eliminare con un’ampia produzione di carne in vitro, e infine c’è l’economia, perché pare che la carne coltivata potrebbe diventare competitiva nei costi di produzione e vendita rispetto alla carne tradizionale nel giro di soli dieci anni. È detto da più parti, a titolo di esempio basti pensare alla straordinaria inchiesta di Martín Caparrós pubblicata da Einaudi nel 2015 con il titolo “La fame”, ma bisogna comunque ricordare che il modo con cui gestiremo il problema globale dell’alimentazione nei prossimi anni coinciderà, probabilmente, col più ampio problema dell’ecologia, del futuro di Homo Sapiens sul pianeta, e ancora più precisamente sul peso che le economie emergenti di India o Cina eserciteranno sommandosi a quelle occidentali nella produzione di alimenti che prima non erano nelle loro diete.

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Ciò che non si dice, ma che segue logicamente da quanto appena detto, è il problema più grande nella gestione delle risorse future riguarda quanto saremo in grado o di cambiare radicalmente alimentazione e meccanismi di produzione conseguenti o continuare ad alimentarci come prima modificando invece le tecnologie realizzative. Il modo in cui la carne arriva nei nostri supermercati ha radici antiquate e inizia almeno con la costruzione del primo grande mattatoio industriale, le Union Stock Yards a Chicago nel 1865, e da allora il sistema non solo non si è modificato ma si è addirittura amplificato: la produzione di circa cinquanta miliardi di animali l’anno per fini alimentari è la causa basilare di un massacro lento, ma adesso evidente, di ambienti, economie, biodiversità.

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In filosofia si discute da circa un trentennio di come l’essere umano debba immaginare se stesso in futuro, e il suo rapporto con i limiti che emergono, attraverso un meccanismo di azione tecnologica o di deviazione generale dei comportamenti ordinari e diffusi. Il primo approccio è noto come “transumanesimo” il secondo, un po’ più complesso, come “postumanesimo”: l’idea, nomi difficili a parte, però è semplice; se in un caso, il primo, si ipotizza che la tecnologia possa se ben usata sempre e comunque salvarci dai limiti che incontriamo nel corso della nostra evoluzione, gestione del cibo compreso, nel secondo approccio ciò che si ipotizza è che la soluzione stia nello schiacciare il freno e non l’acceleratore. La produzione di carne artificiale, oltre ad avere comunque ancora dei problemi etici che riguardano l’animale di partenza da cui le cellule andranno clonate ha anche il problema, estetico diciamo, di dover costringere a mangiare essenzialmente un prodotto totalmente di laboratorio; ma il dubbio più grande nei suoi riguardi è che si trovi a una fase talmente iniziale e germinale nella sua concezione che rischia di non avere il tempo necessario per affrontare l’enorme problema verso cui andremo in contro.

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Secondo le analisi del World Population Prospects delle Nazioni Unite nel 2050 la popolazione mondiale passerà dagli attuali sette miliardi a una potenziale soglia di dieci miliardi: se non cambiano adesso, ovvero immediatamente, i modi attraverso cui gestiamo l’alimentazione allora i problemi citati lungi da essere risolti andranno amplificandosi. I grandi investimenti sulla carne artificiale tradiscono la preoccupazione generale ma l’approccio, visti i tempi che la ricerca potrebbe richiedere, rischia di essere sbagliato; e qui, ovviamente, torna il punto del postumanesimo: non bisognerebbe piuttosto individuare una soluzione nel cambio di rotta dell’attitudine generale? Il problema con quello che è stato maldestramente chiamato “animalismo” è che lo si è pensato soprattutto come un approccio etico radicale all’eliminazione della sofferenza degli animali: in parte è giusto, nel migliore dei mondi possibili gli animali non dovrebbero mai essere uccisi senza necessità, ma è evidente che bisogna tentare di inquadrare il problema in una cornice più ampia.

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Recentemente ha inaugurato Fico, quartier generale bolognese di Slow Food ed enorme parco di sperimentazione alimentare, eppure facendosi un giro tra fattorie didattiche e alimenti costosissimi non si capisce come tutto ciò dovrebbe non dico risolvere, ma anche solo affrontare il problema globale dell’alimentazione, della malnutrizione, per non parlare dell’inquinamento da Co2. È l’economia, e affinché possa essere prodotta la carne pregiata venduta da Fico, si deve comunque avere la carne a basso costo per la grande distribuzione altrimenti si crea un insopportabile classismo gastronomico che assomiglia alla gestione dell’alta velocità ferroviaria: Torino – Milano è un tragitto di cinquanta minuti, se puoi permettertelo, altrimenti dura due ore.

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L’ideale regolativo dell’alimentazione vegetale su ampia scala, nato effettivamente ai primordi come semplice attitudine etica contro lo sfruttamento animale, sembra invece arrivare dove vorrebbe arrivare la carne sintetica ma con largo anticipo: una potenziale riconversione industriale verso prodotti vegetariani, il dimezzarsi della Co2 immessa nell’ambiente, la fine della coltivazione ad ampia scala per mangimi animali e lo sfruttarsi delle coltivazioni direttamente per nutrire gli umani, una più semplice gestione della distribuzione alimentare su scala globale. È ancora Churchill, ma con circa ottant’anni di evoluzione morale e scientifica in più che mi consentono una parafrasi: «prima o poi sfuggiremo all’assurdità di far crescere un pollo intero, solo per mangiarne il petto o l’ala, facendo crescere alimenti vegetali che garantiscano a noi tutti un ambiente adatto». Certo, resta un problema: il gusto. La carne è più saporita degli alimenti vegetali, e la carne in vitro a questo problema può ovviare come niente al mondo: ma a parte la versatilità sorprendente dei nuovi alimenti vegetali, che come il Quorn consentono sapori prima impensabili, siamo sicuri di volerci assumere il rischio del collasso generale solo per il gusto di una bistecca al sangue?

Farmaci Vegan

Diritti: http://www.vegolosi.it LAURA DI CINTIO

Vaccini e medicinali, Vegan Society chiede più attenzione per vegetariani e vegani

Oltre il 74% dei medicinali in Inghilterra contiene ingredienti di origine animale; il rischio, per la Vegan Society, è che la popolazione “veg” (ma non solo) eviti le prescrizioni mediche. Ecco le richieste in una lettera al Ministero della Salute

Vaccini e medicine adatte anche a coloro che seguono un’alimentazione vegetariana e vegana: è questa la richiesta della Vegan Society, organizzazione fondata in Inghilterra nel 1944 per diffondere la cultura vegan a beneficio degli animali, della nostra salute e dell’ambiente. La richiesta arriva tramite una lettera che l’associazione ha indirizzato al Ministro della Salute britannico Jeremy Hunt, per chiedere di tutelare maggiormente i diritti dei vegetariani e vegani. La richiesta riguarda le medicine e i vaccini che attualmente non risultano adatti a chi segua questo tipo di alimentazione: non di rado, infatti, contengono gelatina e altri ingredienti di origine animale.

Anzi, secondo una ricerca effettuata dal dottor Kinesh Patel – gastroenterologo al Chelsea & Westminster Hospital e presso il Royal Brompton Hospitale -e pubblicata sul British Medical Journal, il 74% dei medicinali prescritti nel Regno Unito non risulta vegetariano o vegano. Una situazione definita “deludente” da Lynne Elliot, amministratore delegato della Vegetarian Society, tenendo anche conto della rapida crescita del mercato vegan degli ultimi anni.

Una situazione pericolosa per la salute

Il vero problema, secondo l’associazione, è la possibilità che gli ingredienti di origine animale impiegati nei medicinali per renderli più stabili durante il trasporto, possa spingere chi abbia fatto una scelta etica o religiosa a non utilizzarli. Un rischio da non sottovalutare, specialmente in un paese come l’Inghilterra dove vegetariani e vegani sono oltre 1,7 milioni e dove non mancano, naturalmente, anche persone che non impieghino derivati animali per motivi di salute legati a intolleranze o allergie. Un altro problema sarebbe poi rappresentato anche dalle etichette poco chiare dei farmaci, che spesso “nascondono” ingredienti animali dietro a nomenclature di difficile interpretazione.

Vegan Society vaccini e medicine vegan

In particolar modo, è la gelatina ricavata dalla pelle di bovini e suini e dalle loro ossa a destare maggiore preoccupazione: la Vegan Society sottolinea come nel 2013 una campagna lanciata in Scozia per vaccinare i bambini contro una forma influenzale particolarmente forte fu bloccata dalla comunità musulmana, per via della gelatina di maiale contenuta nei vaccini. Il rischio, secondo il dottor Patel, è quindi che i pazienti non utilizzino i medicinali che gli vengono prescritti, mentre sarebbe molto facile rendere questi medicinali adatti anche per vegetariani e vegani dal momento che delle alternative “veg” esistono già. Questo, in realtà, vale solo per l’Inghilterra “dopo Brexit” perché, come sottolinea la Vegan Society, non c’è possibilità per un paese membro dell’Unione Europea di modificare i farmaci in questo senso.

Medicine testate sugli animali: la posizione della Vegan Society

Al di là degli ingredienti di origine animale, un altro grande problema per chi abbia fatto una scelta di natura etica riguarda la sperimentazione dei medicinali sugli animaliprima della loro commercializzazione. La posizione della Vegan Society è molto chiara: “I medicinali prescritti dai medici vengono normalmente testati per la prima volta su animali non umani e ciò è inevitabile secondo le leggi vigenti – dichiara l’associazione – Quello che potete fare è chiedere al vostro medico dei medicinali che forse non contengono ingredienti animali. Per saperlo, bisogna controllare il foglio informativo con l’elenco degli ingredienti. Chiedete consiglio anche al vostro farmacista”.

Per quanto riguarda poi l’assunzione di farmaci contenenti ingredienti di origine animale, la Vegan Society dichiara: “Parlate con il vostro medico delle vostre preoccupazioni: non smettete semplicemente di prenderli. Viviamo in un mondo non vegano e potete fare di più per cambiare le cose, in meglio, se siete in buona salute”.

Le richieste della Vegan Society al Governo

In particolare, le richieste della Vegan Society sono tre:

  • scoprire quali alternative animal-free esistono già e iniziare a impiegarle in tutti i settori, laddove possibile;
  • una guida per i professionisti sulla richiesta del consenso quando si utilizzano medicinali di origine animale;
  • una guida per i produttori di medicinali per migliorarne l’etichettatura laddove vengano impiegati ingredienti di origine animale, rendendola simile all’etichettatura dei prodotti alimentari.

Il futuro dell’alimentazione è nelle proteine vegetali

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Fonti:
http://www.fondazioneveronesi.it
http://www.marcobianchi.blog
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Proteine vegetali: ecco gli alimenti che ne contengono di più

Questo è l’elenco degli alimenti più comuni ma anche più ricchi di proteine vegetali perfette per sostituire gli alimenti ricchi di proteine di origine animale.

E’ importante ricordare che, oltre alle proteine, i legumi sono fonti privilegiate di carboidrati complessi (amidi), fibre, che riducono il rischio di alcuni tipi di tumore (colon, mammella e prostata) e contribuiscono all’assorbimento lento da parte dell’intestino mantenendo così stabili per molto tempo i livelli di glicemia nel sangue.

 

Alimenti Proteici (g/100g p.e.) Q.tà
Pinoli 31,9
Arachidi tostate 29
Germe di frumento (composizione media fra germe di frumento duro e tenero) 28
Fave secche sgusciate crude 27,2
Fagioli crudi 23,6
Fagioli – Cannellini secchi crudi 23,4
Lenticchie secche crude 22,7
Mandorle dolci, secche 22
Piselli secchi 21,7
Ceci secchi crudi 20,9
Farro 15,1
Noci, secche 14,3
Crusca di frumento 14,1

 

Nei legumi troviamo anche vitamine del gruppo B, importanti per il sistema nervoso e la formazione dei tessuti, ferro, calcio, magnesio, zinco, potassio. Tutti i valori proteici indicati fanno riferimento a 100 grammi di prodotto.

Proteine v1

Frutti di mare: Io li mangio.

Diritti di proprietà e riservati: http://www.veganoland.com

Ostriche E Vongole, Le Mangereste Se Vi Dicessero Che Non Sono Senzienti?!

Ostriche, vongole…frutti di mare. A quanto pare ci sono, nel mondo, vegani che se ne nutrono senza farsi troppi problemi.

La motivazione?! Ne parla Il Post, dopo un articolo apparso pochi giorni fa sul Munchies, secondo il quale per alcuni vegani la differenza tra questi organismi e le piante è talmente sottile da poter essere ignorata.

Scrive Il Post:

Quelli che chiamiamo “frutti di mare” ovviamente non sono piante: dal punto di vista scientifico sono molluschi bivalvi, animali appartenenti allo stesso phylum dei polpi e delle seppie, ma molto meno intelligenti di questi lontani cugini, dato che non hanno un sistema nervoso centrale. Tutto quello che fanno è aprire e chiudere la propria conchiglia, spostarsi un po’ (a seconda delle specie) grazie a un piede e filtrare l’acqua marina nutrendosi del plancton che contiene. Secondo alcune interpretazioni, i loro movimenti non sono tanto diversi da quelli di una pianta carnivora, in quanto reazioni automatiche agli stimoli esterni. In realtà però non sappiamo se possano provare dolore o meno. Sono sicuramente vivi – come del resto le piante – ma non è certo che siano senzienti.

 

 

Ed è su questo punto che alcuni vegani fanno ruotare le proprie argomentazioni. Le definizioni e le categorizzazioni cambiano mano a mano che la società evolve, e questo vale in tutti gli aspetti della vita, dicono. Scopriamo e comprendiamo sempre più cose del mondo che ci circonda, perché allora dovremmo accettare ciecamente l’idea che i molluschi bivalvi non siano adatti a una dieta vegana?

Inoltre, secondo alcuni, le ostriche vengono allevate un po’ come la verdura: lungo la costa o all’interno di stagni marini, senza danneggiare l’ecosistema marino.

 

 

Riporta ancora Il Post:

Robert Elwood, professore di Comportamento animale alla Queen’s University di Belfast, ha spiegato a Munchies che si può ipotizzare che i bivalvi non provino dolore perché dal punto di vista evolutivo è difficile immaginare che possa costituire per loro un vantaggio. Quando un predatore li attacca, la loro conchiglia si chiude e, nel caso di alcune specie come le capesante, possono muoversi per fuggire, ma questo non implica necessariamente che provino dolore. Anche quando hanno delle reazioni motorie ai danni fatti ai loro tessuti non è detto che stiano soffrendo: potrebbe trattarsi di semplice nocicezione, cioè percezione di uno stimolo che danneggia.

Ciononostante, la famosa associazione animalista PETA è contraria al mangiare i bivalvi, dato che non c’è ancora certezza riguardo al dolore che percepiscono: per non sbagliare, considera che i bivalvi siano senzienti fino a prova contraria.

 

La questione, di per sé, potrebbe non interessare più di tanto. Alla fin fine, se una persona sceglie di diventare vegana, non sono certo le ostriche o le vongole a mandarla in crisi esistenziale. Ma c’è un aspetto, legato ai frutti di mare, che rende utile parlare dell’argomento: le ostriche sono ricchissime della tanto nota e famigerata vitamina B12.