Anche i piatti vegani possono essere capolavori: eccone le prove

Tutti i diritti a http://www.repubblica.it/sapori di Mariella Tanzarella.

Milano, vittoria a un italiano e una giapponese nel concorso The Vegetarian Chance ideato dallo chef Pietro Leemann, faro dell’alta cucina verde.

3

I migliori piatti vegani del mondo? Sono quelli firmati da un italiano e una giapponese, finiti sul podio del concorso di cucina internazionale che ha concluso The Vegetarian Chance, festival di cultura vegetariana svoltosi alla Fabbrica del Vapore di Milano. Antonio Cuomo e Yoshiko Hondo hanno battuto altri sei chef provenienti da diversi Paesi, impegnati nel produrre due ricette a testa: una che rispecchiasse le tradizioni del loro luogo di origine o di lavoro, l’altra nata dalla loro creatività.

Sei i membri della giuria di esperti presieduta da Pietro Leemann, chef vegetariano stellato (con il suo ristorante Joia di Milano; lo chef è presente anche a Roma nel Mater Terrae dell’hotel Raphael), che quattro anni fa ha ideato la manifestazione assieme all’esperto Gabriele Eschenazi.
Una bella iniziativa per spiegare che il vegetarianesimo è un mondo a colori, ricco di sapori e profumi, di cultura e di rispetto, lontano anni luce dai cliché di cucina triste e insipida e di diete punitive.

2

Infatti davanti agli occhi dei giurati e dei visitatori (molti, e molto interessati alle attività del Festival, che andavano dalle degustazioni alle conferenze), che potevano osservare i cuochi da una balconata, sono sfilati piatti bellissimi, alcuni davvero squisiti, tutti ammirevoli per la fantasia e la passione con cui erano stati ideati e realizzati.
Piatti che possono stuzzicare la curiosità e l’appetito anche di chi non è vegetariano o vegano: d’altronde, è utile ricordare che in Italia le cucine regionali sono fatte in gran parte di ricette a base di verdure, pasta, riso, legumi, senza necessariamente includere carne o pesce e spesso nemmeno latticini o uova.

Primo classificato, alla fine degli assaggi, Antonio Cuomo, abilissimo chef di origine napoletana ma di stanza da tempo a Bergamo (al ristorante del Relais San Lorenzo, che non è specificamente vegetariano). Stupefacente per presentazione e sapore il suo “A me non piace il sushi”, con cannelloni trasparenti di aceto di riso e agar agar poggiati su una crema di riso, riempiti con crema di peperone e guarniti con verdurine e chips di alga nori; per la tradizione ha scelto invece l’altrettanto gustosa “Pasta con fagioli, albicocche e basilico, ziti farciti con crema di cannellini e conditi con noci e altro”.

Un’autentica sorpresa la giapponese Yoshiko Hondo, che ha lasciato a bocca aperta con “Meravigliosa Terra”, piatto-scultura con un tronco fatto di alghe fissato su un prato di riso blu (colorazione vegetale) disseminato di fiori colorati e sfere di gelatina trasparente; per la tradizione una “Alchimia Zen”, tranci di vegetali con diverse cotture (perfette) senza condimento ma su cui cadeva una polvere d’oro rilasciata dalle bacchette di legno al momento in cui venivano separate (vero coup de théatre): il gusto green, nella sua essenza.

Premiato dall’azienda Ricola, partner della manifestazione, lo svizzero Matteo Carelli (ristorante Etimo di Lugano), per i piatti “Mangia la foglia”, spiritoso sottotitolo del festival, e  “Lo gnocco”. Gli altri concorrenti erano Manfredi Rondina (ristorante Zaffo, a Frascati), di poco distanziato dalla seconda classificata Hondo, con un saporitissimo “Fave e pecorino” e con “Del carciofo non si butta via niente”.

La giuria, di cui facevano parte tra gli altri anche Aimo Moroni, decano dei cuochi italiani, e Neil Barnard, famoso medico vegano statunitense, ha apprezzato anche i piatti di Walter Casiraghi, brianzolo residente in Russia (ristorante Orion Hall, a Mosca), per il suo “Borsch della Quaresima” e soprattutto per “Beet steak”, trancio di barbabietola grigliato come un filetto. In gara anche Federica Scolta, abruzzese, con “Orzotto” e una buona “Zuppa dai mille clori”; Willy Berton del Vegan Gorilla di Nizza con “I ripieni” (interpretazione “in purezza” delle verdure ripiene liguri) e “Rigatoni di primavera”; e Barbara Ghizzoni, del Gea Ecostore di Cremona, con  “La persistenza della memoria: la mia Cremona” e “Ai confini del blu”.

 

 

 

Edoardo Cicconi

Invito tutti a visitare il sito di Edoardo e a seguire il suo canale YouTube, a lui bisogna riconoscere oltre la grande conoscenza, la capacità estrema di comunicare il messaggio in modo chiaro e comprensibile anche ai neofiti.
Buon cammino
Patrizia

 

 

http://www.edoardocicconi.it

Email : scrivi@edoardocicconi.it

Telefono : +39 348 7224016

edoardo-cicconi-london-1

Mi descrivo in 123 parole

Nato a Milano nel 1981, ho passato la mia infanzia a Gallarate sognando come tutti i bambini di fare il pompiere o il pilota. Crescendo, il mio amore per l’attività fisica mi ha aiutato a capire che la mia strada sarebbe stata quella di aiutare il prossimo a raggiungere il benessere psico-fisico attraverso lo sport e la cura del corpo. Ho iniziato perciò a studiare scienze motorie, chinesiologia, posturologia, massoterapia, accorgendomi però che più mi avvicinavo a questo mondo, più mi rendevo conto che mi mancava ancora qualcosa. La svolta è stata avvicinandomi al mondo delle discipline orientali: Ayurveda, meridiani, meditazione e campane tibetane. E poi l’illuminazione: l’unione di due culture, apparentemente lontane, per raggiungere il completo benessere per mente, corpo e spirito.

Massaggio antalgico:

è un trattamento particolarmente indicato per la muscolatura rigida e dolente a seguito di posture errate, eccessivo affaticamento, tensioni e stress.  I dolori muscolo-articolari che provocano un irrigidimento di difesa, possono essere causati anche da fattori artrosici, riduzione degli spazi intervertebrali, compressione radicolare, mancanza delle curve fisiologiche.
E’ utile al fine di prendere coscienza e correggere gli errati atteggiamenti posturali, decontrarre l’apparato muscolare,  e decomprimere le articolazioni.


Massaggio sportivo:

contribuisce a migliorare la performance, preparando al meglio le specifiche zone muscolari attraverso manovre che stimolano la circolazione sanguigna e donano elasticità al muscolo; decongestiona e rilassa i tessuti favorendo il recupero fisico, l’eliminazione delle scorie dovute all’attività fisica ed eventuali contratture muscolari.


Massaggio emozionale:

questo massaggio riunisce in sé gli elementi occidentali, lavorando sul sistema muscolare, linfatico e circolatorio; e i concetti orientali della riattivazione dell’energia e dei chakra. E’ un massaggio molto avvolgente e dolcemente affettivo, eseguito con olio caldo, a contatto pieno e continuo. E’ indicato per tutte le persone che vogliono mettersi in contatto con la propria realtà interiore e liberare o prendere coscienza  delle proprie emozioni.

Ostriche e vongole possono far parte di una dieta vegana?

Io mangio frutti di mare

Le motivazioni della scelta Veg sono molteplici e tutte rispettabili.

Patrizia Vaier

 

Tutti i diritti di http://www.ilpost.it

Secondo alcuni sì, dato che non ci sono prove che percepiscano il dolore e allevarle spesso non danneggia l’ambiente.

 

2018 Oyster Season Begins In Bluff

Chi segue una dieta vegana non solo non mangia la carne e il pesce, ma nemmeno qualsiasi prodotto di origine animale, come uova, latte e derivati. Le motivazioni per scegliere una dieta di questo tipo sono diverse e personali – c’è chi lo fa per un profondo animalismo, chi per ragioni ambientali o di salute – e per questo ci sono persone che pur definendosi vegane si comportano diversamente da altre: ad esempio mangiando il miele, usando oggetti di pelle se sono di seconda mano, o ancora mangiando ostriche, vongole e altri frutti di mare. Infatti, spiega un articolo di Munchies, secondo alcuni vegani la differenza tra questi organismi e le piante è talmente sottile da poter essere ignorata.

Quelli che chiamiamo “frutti di mare” ovviamente non sono piante: dal punto di vista scientifico sono molluschi bivalvi, animali appartenenti allo stesso phylum dei polpi e delle seppie, ma molto meno intelligenti di questi lontani cugini, dato che non hanno un sistema nervoso centrale. Tutto quello che fanno è aprire e chiudere la propria conchiglia, spostarsi un po’ (a seconda delle specie) grazie a un piede e filtrare l’acqua marina nutrendosi del plancton che contiene. Secondo alcune interpretazioni, i loro movimenti non sono tanto diversi da quelli di una pianta carnivora, in quanto reazioni automatiche agli stimoli esterni. In realtà però non sappiamo se possano provare dolore o meno. Sono sicuramente vivi – come del resto le piante – ma non è certo che siano senzienti.

Robert Elwood, professore di Comportamento animale alla Queen’s University di Belfast, ha spiegato a Munchiesche si può ipotizzare che i bivalvi non provino dolore perché dal punto di vista evolutivo è difficile immaginare che possa costituire per loro un vantaggio. Quando un predatore li attacca, la loro conchiglia si chiude e, nel caso di alcune specie come le capesante, possono muoversi per fuggire, ma questo non implica necessariamente che provino dolore. Anche quando hanno delle reazioni motorie ai danni fatti ai loro tessuti non è detto che stiano soffrendo: potrebbe trattarsi di semplice nocicezione, cioè percezione di uno stimolo che danneggia.

Ciononostante, la famosa associazione animalista PETA è contraria al mangiare i bivalvi, dato che non c’è ancora certezza riguardo al dolore che percepiscono: per non sbagliare, considera che i bivalvi siano senzienti fino a prova contraria.

Una fotografia dall’alto dell’allevamento di ostriche nella baia di Arcachon, nell’ovest della Francia, il 6 dicembre 2017 (MEHDI FEDOUACH/AFP/Getty Images)Dal punto di vista dell’impatto ambientale, le cose cambiano a seconda della specie. Le ostriche vengono allevate, secondo qualcuno in modo non molto diverso da come si coltiva un ortaggio. Gli allevamenti si trovano lungo la costa o all’interno di stagni marini, e a differenza di altre forme di acquacoltura non danneggiano l’ecosistema marino. Il discorso è diverso per quanto riguarda ad esempio l’allevamento delle capesante, che si fa sui fondali marini: se vengono recuperate con reti a strascico possono fare danni, anche gravi, all’ecosistema che le circonda. Un’obiezione che potrebbe essere fatta ai vegani che per questa ragione mangiano le ostriche e non le capesante è che anche molte pratiche agricole sono dannose per l’ambiente. Anche le alghe, poi, possono essere raccolte con reti a strascico: è così nel caso delle laminariali, o kelp, che fanno parte della cucina giapponese. In ogni caso, l’allevamento delle capesante non produce lo stesso inquinamento prodotto dagli allevamenti di polli e maiali, né richiede le stesse risorse, dato che i bivalvi si alimentano semplicemente filtrando l’acqua marina, senza mangimi.

Per quanto riguarda le proprietà nutritive dei frutti di mare, le ostriche sono molto ricche di vitamina B12, notoriamente assente dalle diete vegane che per questo spesso vengono integrate con l’assunzione di pillole.

 

Coaching & Consulting

http://www.patriziavaier.chinfo@patriziavaier.ch –  📱 +41 762055379

Il Coaching comprende una serie di tecniche e metodologie dedicate alle persone che desiderano intraprendere un percorso di crescita personale che si rivela utile anche in campo professionale, é dedicato a temi legati alla vita e all’esistenza della persona, per temi legati al lavoro e scelte di vita privata viene spesso usato il termine Personal o Life Coaching.

 

Logo versione 2

Patrizia Vaier® si basa sull’estrema personalizzazione del percorso, partendo dalla raccolta delle esigenze e fissando un obiettivo con scadenze periodiche fino al raggiungimento di quello finale.

La figura del Life Coach non sostituisce il tecnico psicoterapeuta, psicologo o psichiatra e opera in contesti dove non sono presenti patologie mediche, può intervenire in supporto, coadiuvando il lavoro di professionisti medici, solo in stretta collaborazione con essi.

Il Life Coach opera anche in situazioni che richiedono l’intervento di urgenza, con il Problem Solving, per esempio prima di un esame, di un colloquio importante o di un confronto relazionale per il quale non ci si sente pronti.

I percorsi di coaching hanno la caratteristica di essere brevi, al massimo 10 o 12 sessioni nell’arco di 4-8 mesi di tempo e i risultati restano con il cliente per tutta la vita.

Ecco alcuni ambiti dove il Life Coach può essere un valido aiuto nell’individuazione e nella scelta della strategia di soluzione:

Individuare con chiarezza obiettivi personali e professionali

Fare il bilancio delle proprie competenze

Passare dal sogno al progetto

Sviluppare capacità decisionali

Trovare nuove motivazioni e le strategie più adeguate

Migliorare l’autostima e acquisire sicurezza

Comunicare in modo efficace

Gestire al meglio i rapporti con gli altri

Gestire i conflitti e la rabbia

Migliorare le relazioni famigliari

Superare dipendenze affettive

Orientarsi nello studio e nel lavoro

Migliorare il proprio metodo di studio

Trovare un equilibrio tra la vita privata e quella professionale

Trovare il coraggio di cambiare il corso della propria vita

Migliorare la qualità della vita

Affrontare al meglio un trasferimento territoriale

Cambio di alimentazione

Problem Solving

Il tempo non esiste, è solo un’illusione

Ogni diritto è riservato http://www.quantisticamente.it

tempo-illusione-1280x640

IL TEMPO E’ LEGATO ALLA MATERIA

Caratteristica del tempo è che può essere applicato, nonostante sia un’ illusione, solo in questa dimensione. Nel momento in cui la nostra vibrazione scende ad un livello in cui si condensa in materia, il tempo ha piena ragione di esistere in quanto è strettamente connesso alla materia. Questo significa che la mutazione della materia, quella che noi chiamiamo invecchiamento, è misurata con il tempo. Immaginate un luogo dove non ci sia materia, il nulla assoluto. Che senso avrebbe il tempo? Cosa dovrebbe misurare? Il nulla non ha né un inizio né una fine e di certo non si modifica o si deteriora. Quindi, nonostante gli innumerevoli sforzi compiuti dai più grandi scienziati di questo mondo, nessuno ha mai considerato che il tempo è un qualcosa che inizia la sua funzione nel momento in cui entra in gioco la materia. Dire a qualcuno semplicemente che il tempo non esiste non lo ritengo corretto. Lo manderebbe in confusione in quanto tutte le sue esperienze e conoscenze sono basate sul tempo. Ogni cosa che la persona tocca con mano ogni giorno, osserva con gli occhi e vive come esperienza è legata al tempo, quindi non capirebbe assolutamente nulla con la semplice frase “il tempo non esiste”.

TEORIA RIVOLUZIONARIA DEL TEMPO

Un primo modo per capire, in maniera non esperienziale, il concetto del tempo è quello di provare a spostare il proprio punto di osservazione. Immaginiamo di essere ad uno stadio e di osservare una serie di persone in fila davanti al cancello d’ingresso. Questo flusso di persone scorre e si muove sempre nello stesso senso, non torna mai indietro. Da questo momento definiremo questo flusso linea del tempo. Le persone che sono all’inizio della fila ed hanno appena attraversato il cancello d’ingresso sono per noi ormai il passato, non fanno parte più della nostra fila di persone visibili, quindi da considerarle il passato. Le persone invece che sono ancora in fila dentro il nostro campo visivo, magari sono in 50, possiamo considerarle il presente. Mentre tutte le persone della fila che non riusciamo a vedere con gli occhi, perché nascoste dalla parete di un edificio accanto, e che entreranno nel nostro campo visivo successivamente con lo scorrere della fila, le consideriamo il nostro futuro. Immaginiamo ora di poter salire su di una gradinata, o di essere su un drone, e salire in alto di 20-30 metri ed allargare il nostro campo visivo. Ci accorgeremmo immediatamente di poter vedere ora anche le persone già entrare nello stadio, quelle che hanno attraversato il cancello d’ingresso e che rappresentavano il nostro passato, ma anche di vedere le persone dietro l’edificio che precedentemente non vedevamo e che consideravamo il futuro. Va da se che il presente ora è composto dalle stesse persone di prima più le persone che hanno attraversato il cancello d’ingresso e le persone dietro l’edificio, ultime della fila, che prima non riuscivamo a vedere. Il tempo presente si è dilatato. In realtà non si è dilatato un bel niente. E’ sempre stato li, era soltanto il nostro punto di vista che non ci permetteva di vedere ed apprezzare quanto è sempre esistito. Alzandoci sempre di più e cambiando nuovamente il punto di vista cambierà nuovamente la nostra linea del tempo. Il segreto è tutto qui. Credo ora sia più chiaro il concetto del qui ed ora, che tutto è qui, in questo momento, tutto in tempo presente, anche la nostra la nascita e la nostra morte non sono altro che un unico momento, ma nessuno di noi se ne accorge.

Dovrebbe essere più semplice capire ora che quanto più dilatiamo il “campo visivo”, quanto più siamo consapevoli di cose e vite passate e che non è poi così impossibile essere presenti in momenti che fino ad oggi abbiamo considerato del passato, anche vecchi migliaia di anni.

L’IMPORTANZA DI VIVERE L’ESPERIENZA

Sottolineo che quanto scritto in questo articolo è solo un chiarimento di tipo filosofico, niente di esperienziale. Posso invece garantire che un’esperienza di spostamento del punto di osservazione renderebbe il tutto molto più chiaro, ma non solo, ci permetterebbe di espandere di molto la nostra consapevolezza e percezione. Per capire bene il concetto di tempo sarebbe necessario vivere un’esperienza in una dimensione dove il tempo è completamente assente, o meglio non gestibile da un nostro pensiero o un nostro intento. Solo in questa maniera è possibile prendere piena consapevolezza che il tempo, così come lo intendiamo noi tutti, è semplicemente una fragile creazione dell’essere umano.

Fonte: http://aprilamente.info/category/fisica-quantistica/page/24/

Non mi arrabbio più: guardo, penso e se devo mi allontano

   http://www.lamiatempestaperfetta.it

Non mi arrabbio

 

A furia di dover fare i conti con situazioni complicate, impariamo a mantenere una certa distanza a livello emotivo, a gestire il nostro malessere e a riflettere bene prima di prendere una decisione. Come per tutto nella vita, imparare a farlo è questione di tempo ed esperienza. Molta esperienza.

Potremmo quindi dire che il distacco emotivo è un codice non scritto che ci permette di vedere e sentire le cose in modo diverso, perché ci concediamo del tempo per far sì che emozioni come la rabbia, perdano la loro forza. In questo modo, riusciamo a dare spazio ad altri sentimenti, che ci permettono di comprendere con più chiarezza ciò che pensiamo davvero e come vogliamo agire.

Rispondere in questo modo alle situazioni complicate è necessario per riuscire a gestire al meglio le nostre emozioni, e far sì che le nostre azioni siano coerenti con le nostre emozioni.

Di che cosa abbiamo bisogno per praticare il distacco emotivo?

Ma come possiamo mantenere un certo distacco emotivo di fronte ad alcune situazioni? Non esiste una formula magica che ci dia la risposta, perché dipende sempre da molti fattori personali, dalle circostanze, e dalle relazioni che ci sono in gioco.

Ci sono persone che sono entrate così dentro di noi che prendere le distanze dalle emozioni  che ci generano è, senz’altro, uno dei compiti più complicati da portare a termine. A volte, però, è necessario, per mettere insieme i pezzi e vedere il puzzle completo di ciò che sta succedendo.

Osservate, riflettete e allontanatevi se è necessario, ma non prendete decisioni importanti quando siete sopraffatti da delle emozioni temporanee, anche se avete una gran voglia di dire a quella persona ciò che pensate, di urlare o di andarvene per sempre. Datevi del tempo per calmare le vostre emozioni, uscite a fare una passeggiata, mettetevi a colorare o lasciate passare qualche giorno prima di vedere o parlare con una persona che vi ha fatto arrabbiare o vi ha rattristiti.

Con il passare del tempo, alcune cose acquisiranno un’importanza sempre minore per voi e i dettagli che un tempo vi angosciavano passeranno ad essere delle piccolezze. Avrete imparato a relativizzare le cose e ad accettare come proprie di determinate circostanze.

Diciamo che, grazie al tempo, prendiamo le distanze e diminuiamo il nostro coinvolgimento emotivo, che è il responsabile della nascita di delusioni, aspettative, tradimenti, ecc. Riuscire a non essere più controllati dalle emozioni è possibile e, come per tutte le abilità, si impara con l’esercizio.

La bussola interna: i benefici di mettere in pratica il distacco emotivo

Una volta che saremo riusciti a creare una distanza emotiva tra noi e ciò che ci è accaduto, potremo ascoltare quella bussola interna in grado di farci sentire che cosa è bene e che cosa è male. Molto spesso queste intuizioni sono azzeccate, perché si basano sui nostri sentimenti, che sono molto più duraturi e profondi delle nostre emozioni momentanee.

A quel punto, le decisioni che prenderemo nei confronti degli altri e di ciò che ci è successo saranno molto più coerenti con ciò che pensiamo e sentiamo, e quindi più giuste. Grazie al distacco, riusciremo a sapere che cosa merita la nostra attenzione e che cosa invece vogliamo ignorare. Riusciremo a sentirci meglio e a non soffrire così tanto per ciò che non possiamo controllare.

Tirando le somme, è molto importante che, di fronte a una situazione complicata o con una carica emotiva eccessiva, manteniamo un certo distacco emotivo. In questo modo riusciremo a far sì che le nostre emozioni passeggere non ci accechino e non ci facciano prendere decisioni di cui in seguito ci pentiremo.

La mente è meravigliosa

Salute, Ssnv: “Diete vegan? La vitamina B12 è carente anche negli onnivori”

B12

Uno studio di cui sono stati divulgati risultati preliminari, non corretti e in cui non si sottolinea che la vitamina B12 può  essere carente anche per chi segue una dieta onnivora. La Ssnv, Società scientifica di nutrizione italiana, interviene nel “nuovo caso di ingiustificato allarmismo circa le diete vegetali in gravidanza”.

Mentre cresce il numero di persone che adotta una alimentazione a base vegetale, ancora piu’ numerosi, riferisce la Ssnv, fioriscono notizie e dati che dimostrerebbero l’inadeguatezza delle diete vegetali (nelle sue varie declinazioni), soprattutto nelle donne in gravidanza e nei bambini.

“Pare sia proprio questo il nuovo trend dei soliti, noti detrattori che donano, su piatti d’argento, l’occasione alla stampa di lanciare articoli dai titoli sensazionalistici e terroristici. Si sa, il tema attira molto il pubblico e chi vuole mettersi in mostra con poco sforzo. Questa volta si tratta dei dati raccolti dallo screening neonatale esteso per la diagnosi precoce delle malattie rare nei neonati, del periodo tra 2015 e 2016, diffusi in questi giorni dalla Societa’ Simmesn (Societa’ italiana per lo studio delle malattie metaboliche ereditarie e lo screening neonatale)”.

“Di questo studio – afferma Luciana Baroni, presidente della Societa’ scientifica di nutrizione vegetariana – sono stati divulgati risultati preliminari che sembrano almeno in parte non corretti: non e’ infatti stata rilevata la dieta di tutte le madri dei bambini, quindi ci sono casi di neonati per i quali non e’ nota la dieta della madre, che siano carenti o meno. Ci sono anche casi di bambini figli di madri vegetariane che non sono in carenza, in quanto la madre seguiva una dieta completa, e casi di figli di madri onnivore che invece sono in carenza.”

“Come al solito – continua Baroni – la notizia serve solo per attaccare la dieta vegetariana, non per fare corretta informazione: la vera notizia, quella importante in termini di Salute pubblica, e’ che anche le madri onnivore possono non avere nel sangue livelli di B12 adeguati per il loro piccolo, che nascera’ carente”.

Il fenomeno, ricorda la Ssnv, era gia’ stato segnalato in una metanalisi del 2016, che dall’analisi di un’ottantina di studi concludeva che la carenza di vitamina B12 durante la gravidanza e’ comune anche nelle donne non vegetariane, e che le concentrazioni ematiche di vitamina B12 si riducono dal primo al terzo trimestre di gravidanza, in tutte le donne incinta, aldila’ della dieta seguita. Anche al di fuori del periodo gestazionale, l’evenienza di incorrere in un deficit di vitamina B12 e’ molto alta per gli onnivori. Un articolo pubblicato dal dipartimento per l’agricoltura del governo Usa, che risale al 2000, riporta che circa il 40% degli onnivori ha livelli bassi di vitamina B12, sulla base di uno studio svolto su ben 3.000 persone, dai 26 agli 83 anni (il Framingham Offspring Study).

Nel frattempo, pero’, nuovi studi hanno individuato livelli ottimali per la vitamina B12 molto piu’ alti, il che significa che gli onnivori con B12 troppo bassa sono probabilmente ben oltre il 50%. Tra le cause di carenza e’ sempre piu’ importante il ruolo dei difetti di assorbimento e l’uso di farmaci che interferiscono con l’assorbimento della vitamina. Se tutti i vegetariani sono informati della necessita’ di integrare la B12, non altrettanto si puo’ dire degli onnivori, che anzi vengono dolosamente convinti che grazie alla presenza di cibi animali nella propria dieta sarebbero immuni dalla carenza.

“Si arrivera’ al paradosso – continua la Ssnv – che tra qualche anno la carenza di B12 sara’ meno diffusa nei vegetariani (informati e che integrano correttamente) che negli onnivori (convinti di non avere il problema)”. Ben venga quindi, aggiunge la Ssnv, una maggiore informazione sull’argomento e l’inserimento tra i test di routine per la donna in gravidanza la valutazione dello stato della B12, a prescindere dalla dieta seguita.

Sul sito della societa’ scientifica sono disponibili le Linee Guida per la dieta vegetariana in gravidanza e allattamento e da anni la Ssnv raccomanda a tutti i vegetariani e ai vegani di integrare la vitamina B12 nel corso di tutta la vita e questa e’ una raccomandazione da seguire tanto piu’ in gravidanza.

“Qualsiasi dieta puo’ essere condotta bene o male – afferma Mario Berveglieri, pediatra specialista in Scienza dell’alimentazione e membro del comitato scientifico della Ssnv -. In particolare, la latto-ovo-vegetariana e la vegana sono diete complete, questo significa che sono in grado di fornire tutti i nutrienti necessari all’organismo, in quanto comprendono per definizione il consumo di cibi di tutti i gruppi alimentari presenti in una dieta vegetariana, quali verdura e frutta, cereali integrali, legumi, semi oleaginosi e frutta secca, olio, e le necessarie integrazioni (vitamina B12 e D, che non dipende dall’alimentazione, ma dall’esposizione alla luce solare, e in alcuni casi DHA). Esistono ancora pero’ persone non sufficientemente informate o supportate dal medico curante, o che purtroppo si fanno consigliare da figure prive di competenza specifica, che si limitano a eliminare gli alimenti di origine animale dalla dieta, senza adottare l’inclusione di un’ampia varieta’ di cibi vegetali e dei nutrienti critici. Ma, nell’interesse di tutta la popolazione, gli allarmismi vanno evitati, non deve passare il concetto che i vegetariani rischiano la carenza e gli onnivori no, questo rappresenta un grave rischio soprattutto per la Salute degli onnivori”.

 www.meteoweb.eu
 A cura di Antonella Petris

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2018/03/te-ssnv-diete-vegan-b12-carente-anche-in-onnivori/1056139/#Wm58kEjsfZoVO2dc.99