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PELLEMELA: LA PELLE ECOLOGICA CREATA CON GLI SCARTI DELLE MELE

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Pellemela

 

http://www.ilvegano.it –  di Antonella Tomassini – Diritti Riservati

 

Nasce in un laboratorio di Bolzano, Pellemela, la pelle ecologica creata con gli scarti delle mele, dall’idea di Alberto Volcan, un brillante ingegnere altotesino, che ha dedicato tutta la vita nella ricerca e nella sperimentazione, mostrando particolare attenzione alle tematiche ambientali.

Infatti, il Trentino Alto Adige è la regione dove si sviluppa oltre la metà della produzione di mele del territorio nazionale, e dove gli scarti di bucce e torsoli di mele sono ogni anno circa 500.000 tonnellate, i quali per lo più alimentano impianti di biogas .

ALBERTO VOLCAN, CHE HA ALL’ ATTIVO BEN SETTE INVENZIONI BREVETTATE RICONOSCIUTE IN TUTTO IL MONDO, SCOPRÌ NEGLI ANNI PASSATI CHE CON GLI SCARTI DI MELA ESSICCATI E RIDOTTI IN POLVERE, INSERITI NELLE BARRIERE DI CONTENIMENTO POSATE IN MARE PER GLI SVERSAMENTI ACCIDENTALI DI PETROLIO, SI POSSONO DEPURARE LE ACQUE, POICHÉ SONO IN GRADO DI ASSORBIRE AL 100 PER CENTO GLI IDROCARBURI.

Successivamente, nel 2004 l’ingegnere impiegò gli scarti delle mele per realizzare fazzolettini, rotoli di carta igienica e carta da imballaggio, realizzando la cartamela, per poi creare la pellemela, un materiale ecosostenibile e biodegradabile che sostituisce pelle e cuoio.

Ideale per i vegani e tanto amata dagli animalisti, utilizzata sia nella la moda che nell’ arredamento, la pellemela si ottiene con il 76 % di farina di mele, dopo aver fatto essiccare bucce e torsoli, miscelata con acqua e collante naturale e compattata all’interno di un macchinario che stende la pasta, ideato da Anzio Storci, il primo costruttore al mondo di macchine per la pasta.

Con la pellemela, nel 2015 Volcan ha creato Pellemela Shopper, la prima borsa naturale, disegnata dall’artista Carlo Busetti, dello studio tecnico associato trentino Dilegno, e realizzata dall’azienda March di Bolzano.

Proprio come il pinatexche usa le foglie di ananas, la pellemela è una vera e propria risorsa, che ha dato nuova vita alle mele oltre ad essere una valida soluzione per ridurre le emissioni di gas prodotte dagli inceneritori durante lo smaltimento dei rifiuti.

LASCIAMOCI CONTAGIARE ALLORA DALLE INVENZIONI DI ALBERTO VOLCAN, UN VERO VULCANO DI IDEE.

 

Come assorbire l’energia eterica del cibo – Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Diritti riservati http://www.aprilamente.info

Il maestro Omraam Mikhaël Aïvanhov, esoterista bulgaro ed esperto di conoscenze iniziatiche spiega l’importanza della masticazione, della respirazione e del nostro intento mentre mangiamo.

omraam

Il mondo intero pone il problema del cibo al primo posto; tutti cercano come prima cosa di regolare tale questione, lavorano e addirittura si battono per questo. Tuttavia, l’atteggiamento nei confronti del cibo ancora non è che un impulso, una tendenza istintiva che non è entrata nel campo della coscienza illuminata. Solo la Scienza iniziatica ci insegna che il cibo, il quale viene preparato nei laboratori divini con una saggezza inesprimibile, contiene elementi magici capaci di conservare o ristabilire la salute, non solo fisica ma anche psichica. Per questo è necessario sapere in quali condizioni e con quali mezzi tali elementi possano essere captati, e sapere inoltre che il mezzo più efficace per farlo è il pensiero. Sì, perché il pensiero dell’uomo è in grado di estrarre dal cibo particelle sottili, luminose, che entrano nella costruzione del suo intero essere, ed è così che a poco a poco l’uomo si trasforma.

Quando la comprenderete, la nutrizione diverrà per voi fonte di benefìci e di prodigi, perché al di là del semplice fatto di alimentarsi per mantenersi in vita, ad essa si aggiungeranno altri significati, altre conoscenze, altri lavori da eseguire, altri scopi da raggiungere. In apparenza mangerete come tutti e tutti mangeranno come voi, ma in realtà ci sarà un’enorme differenza, enorme quanto quella esistente fra la terra e il Cielo.

Il cibo deve essere masticato il più a lungo possibile, fino a che sparisce dalla bocca senza bisogno di ingoiarlo. È nella bocca che avvengono i processi più sottili, poiché essa assorbe gli elementi eterici, mentre gli elementi più grossolani scendono nello stomaco, (…) ciò dimostra che la bocca ha assorbito gli elementi eterici, i quali nutrono il sistema nervoso. La masticazione però riguarda il corpo fisico.

Per il corpo eterico, bisogna aggiungere la respirazione. Mentre si mangia, ci si deve interrompere ogni tanto e respirare profondamente, per permettere al corpo eterico di ricavare dal cibo le particelle più sottili.

Ma se si sta parlando o discutendo, mentre si ingoia il cibo rapidamente e meccanicamente, il ritmo del respiro è disturbato e le reazioni fisico-chimiche non avvengono normalmente. Per nutrire il corpo eterico, si deve quindi mangiare in silenzio.

(…) Il corpo astrale si nutre di sentimenti ed emozioni, che sono costituiti da una materia ancor più sottile e più elevata delle particelle eteriche. Esso può essere nutrito con sentimenti d’amore verso il cibo, pensando che questo è una ricchezza, una benedizione e che è stato preparato nei laboratori del Signore. Quando il corpo astrale non è stato nutrito, poiché si è mangiato brontolando, criticando gli altri ed arrabbiandosi, ci si comporterà in seguito con durezza, nervosismo e parzialità e, se si hanno dei problemi difficili da risolvere, la bilancia penderà sempre verso il lato negativo ed ingiusto.

Il modo in cui si mangia è il miglior mezzo per ottenere la più perfetta trasformazione di se stessi.

Per nutrire il corpo mentale ci si concentra su quegli esseri che si occupano di ogni vegetale, di ogni pianta, di ogni frutto e sul fatto che, se questi crescono e maturano ad un dato momento, ciò corrisponde a determinate influenze planetarie. In questo modo anche il corpo mentale si nutre ed estrae dal cibo elementi superiori a quelli del piano astrale. Tutto questo procura contentezza, chiarezza ed una penetrazione profonda della vita e del mondo.

Ma l’uomo possiede altri corpi ancora più sottili: il corpo causale, il corpo buddhico, il corpo atmico. Questi corpi vengono nutriti se ci si lascia invadere da un sentimento di riconoscenza verso il Creatore.

Riassumendo ecco le fasi di questa nutrizione:

– respirare (per il corpo eterico)

– mangiare il cibo con amore (per il corpo astrale)

– meditare su di esso (per il corpo mentale)

– ringraziare, per gli altri corpi ancora più sottili

Inoltre… mai mangiare a sazietà. Non vi è nulla di peggio che alzarsi da tavola completamente sazi, perché questo ci appesantisce e ci materializza. Quello che certamente non sapete è che la fame prolunga la vita, la rinforza, la migliora.
Se vi alzate da tavola con un leggero appetito, date un impulso al corpo eterico, il quale, non avendo trovato nel cibo abbastanza elementi eterici, cerca di attirare e di assorbire dall’atmosfera questi elementi che gli mancano. Se volete potete chiamare questi elementi vitamine eteriche, ormoni eterici… Il corpo eterico trova tali elementi e li assorbe, tanto che, qualche minuto dopo, non solo non avete più fame, ma vi sentite più leggeri, più vitali, più disposti a lavorare.

Se il cibo dà vita all’uomo, è perché possiede già in sé una vita che gli è stata infusa dal Creatore, ma occorre esaltarla, svegliarla, riscaldarla con le nostre benedizioni e la nostra riconoscenza.
Si mangia per ricevere la vita che Dio, o se preferite la Natura, ha posto nel nutrimento.

Scarpe di lusso e vegan? Sì, si può: l’esempio italiano

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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul settimanale del Corriere della Sera L’Economia del 28 agosto 2017 – Diritti riservati

“Tutto è nato da un’esigenza personale. A 26 anni, responsabile marketing per una catena di supermercati, dovevo andare in ufficio vestita in modo professionale. Ma 13 anni fa, in Italia, era molto difficile trovare scarpe cruelty-free che fossero anche raffinate. Animalista da sempre, non volevo cedere. Così ho pensato: me le faccio da sola”. Paola Caracciolo, 39enne del Varesotto, è il cuore e la mente dietro Opificio V, primo marchio di calzature di lusso vegan in Italia. Le scarpe prive di componenti di origine animale come pelle, cuoio e camoscio nate negli anni Novanta in Gran Bretagna e diffusesi col tempo anche da noi. Tanto che negli ultimi anni l’Italia è diventata un punto di riferimento per la produzione di queste calzature per aziende straniere.

 

scarpe vegan

Così, oggi, in un panorama di maggiore sensibilità per questi temi, Opificio V si rilancia. Con un nuovo socio, il business angel Sebastiano Cossia Castiglioni, che da tanti anni investe nel settore vegan, un nuovo nome, Nemanti, e un’impronta internazionale. Il lancio del nuovo marchio avverrà durante la Settimana della moda di Milano (20-26 settembre), quando Nemanti avrà un temporary store a Brera per la presentazione della collezione Autunno/Inverno. Ma le scarpe di Opificio V sono così belle da attirare anche acquirenti che non hanno una particolare sensibilità animalista. “Un anno fa, nel nostro corner alla Rinascente di Piazza Duomo, l’80% delle vendite della nostra collezione maschile Black Label (la linea di punta, ndr) sono state a clienti cui non importava nulla della scelta etica”.

Nei primi anni Duemila era molto diverso. Il mercato vegan in Italia era ancora immaturo, l’ecommerce quasi inesistente. “Quando, spinta anche da un lavoro che strideva con le mie convinzioni, ho detto quel “Me le faccio io”, sono incorsa in tutti i problemi del caso. Portare avanti da sola lo sviluppo di un brand mentre il mio primo lavoro mi assorbiva sempre di più; il posizionamento nel mercato della scarpa cruelty-free – allora limitata all’ecopelle – come economica o comunque poco elegante, e non di qualità; gli artigiani che non capendo il prodotto lo bollavano come “scarpa in plastica”. Veg Italian Style (il suo primo marchio, ndr) non partiva, la spesa era superiore alla resa”.

Anni più tardi è stato proprio il lavoro nella grande distribuzione ad aiutarla. “Nei supermercati, vere cartine di tornasole dei cambiamenti nei consumi, ti rendi immediatamente conto delle nuove esigenze della gente. Quattro anni fa la maggiore attenzione al cibo vegan era ormai evidente. E nel frattempo c’era stato il boom dell’ecommerce, con la facilità per piccole aziende come la mia di vendere i propri prodotti in tutto il mondo. Così ho fatto un master sui beni di lusso, perché la mia esperienza era sì decennale, ma sulle scatolette di tonno, e poi mi sono licenziata”.

A settembre 2013 il lancio di Opificio V, dove la V sta per vegan. Un nome che richiama anche l’artigianalità. Il nuovo brand, Nemanti, termine più accessibile a livello internazionale, è una crasi di parole che attengono alle stesse filosofie. “Mentre i calzaturifici chiudono e i grandi marchi spostano la produzione all’estero, volevamo sostenere il valore dei maestri artigiani italiani contro il fast fashion. Anche perché lo sforzo richiesto per realizzare una bella scarpa vegan è decisamente maggiore di quello per una scarpa in pelle”.

La reazione del mercato è stata entusiasta, e nei mesi successivi Opificio V ha lavorato sulle nuove collezioni, arruolando un celebre artigiano delle Marche che ha permesso il salto di qualità sulla scarpa da uomo, creando la collezione di punta Black Label. Le previsioni interne a cinque anni sono di cinque milioni di euro di fatturato. Obiettivo di share l’1,4% del mercato di riferimento – sette Paesi: USA, Germania, Gran Bretagna, Italia, Australia, Canada, Giappone – di scarpe di lusso vegan. Sono infatti circa due milioni, su un totale di 18,9 milioni, i vegetariani e vegani per scelta etica che comprano calzature di fascia alta.

E il mercato andrà solo a crescere, perché in altri Paesi, come Francia, Spagna e Brasile, il veganesimo come scelta etica è in aumento. Così, dopo un triennio di consolidamento, in Nemanti partiranno gli sviluppi, da una nuova linea giovane alla piccola pelletteria cruelty-free.

 

 

Corsi di cucina vegan

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Vi suggerisco il link per scoprire il mondo della cucina vegan ad altissimi livelli

https://academy.funnyveg.com/

 

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Dal sito:

FunnyVeg Academy nasce dall’unione di chef e professionisti con esperienza pluriennale nel campo dell’alimentazione a base vegetale, lo staff di giornalisti della rivista FunnyVegan, il primo magazine italiano dedicato al vegan life style e il gruppo di specialisti del Marketing e Comunicazione dell’agenzia FunnyVeg srl.

Attraverso i nostri professionisti offriamo inoltre consulenza per il settore food&beverage e organizzazione di eventi aziendali legati o attività di product placement.

Solari naturali: biologici, vegani, ecologici e con fattore di protezione

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Credits: http://www.vanityfair.it – Google images

Filtri, fototipo diversi, spray, crema, latte o olio, fattori di protezione molteplici, UVA, UVB, infrarossi. Di fronte allo scaffale dei solari c’è da perdersi, ma soprattutto prima di acquistarne uno è bene informarsi su cosa scegliere di spalmarsi sulla pelle nel rispetto della nostra carnagione e, ancora di più, della salute

sole creme

Pasqua Cruelty Free

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Diritti riservati: http://www.wellme.it –   http://www.peta.org –  Google Images

 

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Si avvicina la Pasqua e sui diversi siti online potete trovare degli ottimi suggerimenti per preparare delle uova di pasqua fatte in casa, delle caramelle decorate e dei simpatici coniglietti o degli ovetti di cioccolato. Anche per chi non è molto esperto, eccovi dei consigli e dei suggerimenti per provare anche voi a preparare delle belle uova di cioccolato e dei piccoli ovetti di cioccolato vegan, fatti dalle vostre mani, che oltre ad essere buonissimi, vi faranno anche risparmiare.
Vediamo allora cosa dovete fare per poter preparare l’uovo di Pasqua con sorpresa.

Per prima cosa, è molto importante la scelta del cioccolato; molti amano quello al latte, ma in realtà le gioie del cioccolato fondente surclassano notevolmente il cioccolato al latte.
Come attrezzatura è necessario avere un pentolino e il classico stampo a forma di uovo pasquale, possibilmente in plastica, o anche in policarbonato (è un ottimo materiale ma un po’ costoso). Per non rimanere delusi è importante anche scegliere la giusta sorpresa da mettere all’interno dell’uovo e che dipenderà dalla persona a cui lo andrete a regalare.

 

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Il procedimento è semplice: bisognerà solo sciogliere il cioccolato nel pentolino a fuoco molto dolce e poi versarlo nello stampo prescelto. Aspettate che si raffreddi e decorate il vostro uovo con le nocciole tostate e tritate. Per farlo procedete in questo modo: prendete una delle due parti dell’uovo, spennellatelo con il cioccolato fuso e applicateci le nocciole, fino a farle aderire bene. Fate allo stesso modo con l’altra parte dell’uovo. Ora mettete all’interno la sorpresa prescelta e fate congiungere le due metà. Per farlo mettete le parti dell’uovo su una placca da forno e fatele fondere leggermente, per poi unirle insieme.
Con lo stesso procedimento è possibile dare all’uovo qualsiasi altra forma voi vogliate (basta cambiare lo stampo) e decorarlo in tanti modi: noci, caramelle, cocco tutti rigorosamente vegan.
Tenete l’uovo in frigorifero fino a che le due parti non sono legate fra loro ed infine incartatelo con pellicole e nastri colorati.
Come avevamo anticipato, durante il periodo di Pasqua si possono realizzare anche altre leccornie, altrettanto buone, come ad esempio degli ovetti di cioccolato, con questi semplici ingredienti:

– 230 gr di formaggio fresco morbido, a temperatura ambiente
– 3 tazze di zucchero a velo
– 240 gr di cioccolato fuso
– 1 e 1/2 cucchiaino di vaniglia
Decorazioni a piacere, come nocciole e noci tritate, cacao amaro in polvere, scaglie di cocco.

In una terrina lavorate bene la crema di formaggio fresco fino a che diventi morbida e unite lo zucchero a velo fino ad amalgamare bene il tutto. Ora aggiungete il cioccolato fuso e la vaniglia. Mescolate insieme e poi mettete in frigo per almeno 1 ora.
Trascorso tale tempo prendete l’impasto dal frigo e formate delle piccole palline, grandi un pollice e fatele rotolare nelle noci, nocciole, cacao o cocco.
Conservate i cioccolatini finiti in frigorifero prima di servirli.

Vivere Cruelty Free

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Vivere Cruelty Free

Niente pelle, lana e piume d’oca… ma allora cosa indossano i vegani?

Non solo alimentazione, essere vegani è uno stile di vita che prevede scelte cruelty-free in qualsiasi ambito. Ma quindi cosa indossano i vegani?

Essendo la scelta vegana molto spesso dettata da motivazioni etiche e volta ad eliminare totalmente la propria partecipazione allo sfruttamento animale, raramente essa si ripercuote soltanto sull’alimentazione: molti vegani, infatti, decidono di utilizzare anche abbigliamento vegan dicendo addio a lana, pelle, seta, piume d’oca oltre che, naturalmente, a inserti di pelo e di pelliccia. Una delle domande più gettonate sul mondo “veg” – seconda forse solo a quella su cosa mangiare al posto della carne – è proprio quella che riguarda l’abbigliamento: ma cosa indossano i vegani?

Al posto della pelle

vitello

Uno dei tessuti di origine animale più utilizzati in assoluto nel mondo della moda è sicuramente la pelle (nota anche come cuoio), utilizzata praticamente ovunque: borse, scarpe, cinture, giacchini, guanti, dettagli di abiti e accessori. Anche se a volte può sembrare un po’ complicato, è possibile comunque trovare sul mercato capi realizzati con materiali simili alla pelle per consistenza e resa, ma assolutamente cruelty-free: parliamo della cosiddetta similpelle – da non confondersi, invece, con l’ “ecopelle”, che è pelle animale conciata con metodi a ridotto impatto ambientale – un materiale resinoso o plastico resistente e in tutto e per tutto simile alla pelle animale. È sempre bene, per non confondersi, prestare attenzione alle etichette (se troviamo la sigla UNI 11427 siamo di fronte a “ecopelle”, per esempio) ma anche il costo viene in nostro soccorso: i capi in similpelle sono molto più economici di quelli in cuoio, naturalmente; ormai quasi tutti i negozi propongono alternative cruelty-free alla vera pelle e online sono ormai tantissime le proposte tra cui scegliere. Recentemente, inoltre, abbiamo visto come sempre più aziende puntino sulla pelle cruelty-free: pensiamo, ad esempio, alla pelle a base vegetale usata per produrre scarpe e borse oppure al materiale simile al sughero impiegato in Germania per realizzare giacche da motociclista ecologiche e vegan. Delizioso anche il tessuto simile alla pelle realizzato a partire dagli scarti degli ananas. Gli studi sulle alternative alla pelle sono molti, c’è anche chi l’ha sostituita, per esempio, con la lavorazione di foglie di albero: bellissime e resistenti. Per come stanno andando le cose siamo certi che manchi davvero poco al momento in cui sarà facile reperire capi in “pelle vegan” belli e alla portata di tutti.

Al posto della lana

pecorelle

 

Sebbene molti possano pensare che la lana sia prodotta senza alcuna sofferenza, la realtà è ben diversa: la tosatura, infatti, avviene spesso in maniera cruenta e dolorosa senza alcun riguardo per gli animali. Ma anche qui, è sufficiente armarsi di un po’ di pazienza e attenzione per trovare facilmente sciarpe, cappelli, guanti e maglioni cruelty-free: come sempre è bene buttare un occhio all’etichetta, perché spesso anche in abiti apparentemente realizzati con altri materiali si può nascondere anche una certa percentuale di lana. E in questo caso abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta! Pile, flanella, velluto, ciniglia, acrilico e modal sono solo alcuni dei materiali alternativi alla lana e che, oltre a essere totalmente cruelty-free, spesso hanno anche una resa migliore in termini di resistenza e calore (oltre che, certamente, un prezzo molto più basso).

Al posto dei piumini

oche

Anche giubbotti e giacconi possono nascondere sfruttamento animale: l’operazione di spiumaggio, infatti, è tremendamente dolorosa per le oche e comporta sofferenze atroci che vengono reiterate nel tempo fino al momento in cui, troppo provati per continuare a essere utilizzati per il loro piumaggio, questi animali non vengono infine macellati. Solitamente è facile riconoscere giubbotti e giacconi imbottiti con piume d’oca, anche perché spesso riportano delle etichette contenenti un campione delle piume utilizzate all’interno. Fortunatamente giacche e giubbotti cruelty-free con imbottitura sintetica sono caldissimi e morbidi, e ormai facilmente reperibili in qualunque negozio di abbigliamento. Ci sono anche aziende che hanno puntato tutto sull‘alternativa vegan alla piuma d’oca , creando alternative validissime come il Plumtech.

Al posto della seta

baco-da-seta

Anche la produzione di seta nasconde sofferenza: i bachi vengono infatti bolliti vivi per ottenere i bozzoli interi dai quali ricavare lunghi fili di seta. Ma le alternative veg-friendly, per fortuna, esistono: viscosa e rayon, per esempio, sono sul mercato ormai da tanto tempo ma le aziende stanno lavorando per produrre materiali sempre più innovativi e totalmente sintetici come come il BioSteel oppure la “seta vegana” che viene realizzata con il filo di seta ricavato dai bachi rotti dopo la fuoriuscita della farfalla.

Al posto delle pellicce (e degli inserti)

volpeLe pellicce sono uno dei capi più controversi del mondo della moda, che da sempre trova tanti sostenitori così come accaniti oppositori, probabilmente anche perché si tratta di uno dei capi di abbigliamento realizzati nella maniera più crudele possibile: gli animali vengono privati della pelliccia ancora vivi, spesso solo intontiti con un colpo in testa, ma assolutamente coscienti al fine di preservare la lucentezza e la vivacità di colore del pelo, per poi essere lasciati morire agonizzanti fra atroci sofferenze. Molta attenzione anche agli inserti in giacche, cappotti e borse con pellicce realizzate con cane o gatto. Le riconoscete se nelle etichette trovate, per i cani: Asian jackal; Asiatic racoonwolf; Asian wolf; Cane procione; Cane selvatico; Corsak; Corsak fox; Dogaskin; Dogue of China; Finnracoon (asiatico); Fox of Asia; Gae wolf; Gubi; Kou pi; Lamb skin; Loup d’Asie; Lupo Asiatico; Lupo cinese; Murmanski; Nakhon; Pemmern wolf; Procione asiatico: Sakhon; Sobaki; Special skin. E’ pelliccia di gatto, invece, se in etichetta c’è scritto: Gatto di Cipro; Gatto Lyra; Genette; Housecat; Katzenfelle; Lipi; Mountain cat; Wildcat; Special skin.

Dopo che anche alcuni grandi stilisti del calibro di Giorgio Armani hanno detto “basta” alle pellicce e dal momento che gli inserti di pelliccia risultano comunque essere sempre molto “trendy”, le aziende di moda di tutto il mondo – dai brand più lussuosi a quelli più economici – si sono attrezzate per produrre sempre più “pellicce veg-friendly” assolutamente sintetiche ed ecologiche. Anche qui è bene controllare sempre l’etichetta dei capi che vogliamo acquistare, ma per essere certi che gli inserti di pelo siano realmente sintetici dovrebbe essere sufficiente osservarli attentamente e toccarli: la pelliccia sintetica è di solito meno lucida di quella vera e al tatto risulta essere meno morbida e liscia (oltre che, anche in questo caso, decisamente più economica!).

Fibra di soia, il cashmere diventa vegetale

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Veg & Business

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12 ottobre 2016 

di Laura di Cintio – Diritti riservati ©

mucca-vegan

La finanza investe sul vegan: arrivano 1,25 trilioni di dollari

I trilioni di dollari, forse, non sappiamo nemmeno come si scrivono in cifre, ma la Farm Animal Investment Risk & Return sa come spenderli: a favore di un’industria alimentare senza sfruttamento animale. Al di là della questione etica, la scelta di un’alimentazione 100% vegetale può essere vantaggiosa anche dal punto di vista ambientale ed economico.

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che 40 investitori finanziari hanno puntato, investendo il proprio capitale collettivo di 1,25 trilioni di dollari, per incoraggiare 16 multinazionali dell’alimentazione a investire nella produzione di alimenti vegani.

Tutte le aziende intenzionate a orientare la propria produzione verso la scelta vegan sono riunite nella FAIRR (Farm Animal Investment Risk & Return), società che – come si legge sul sito ufficiale – nasce perché “i suoi membri credono che sia emerso un divario di conoscenza preoccupante tra gli investitori in relazione ai rischi di investimento e le opportunità connesse all’allevamento intensivo e agli esigui standard di benessere degli animali”.

La volontà degli investitori, in sostanza, è quella di spostare i capitali su produzioni che non coinvolgano animali e il loro sfruttamento. Jeremy Coller, fondatore dell’iniziativa FAIRR ha dichiarato all’agenzia Reuters: “L’eccessiva dipendenza del nostro sistema economico dai prodotti provenienti dall’allevamento intensivo a causa di una domanda sempre più alta è la ricetta perfetta per la crisi economica, sociale e ambientale“. Parole decisamente dure che aprono uno squarcio importante nel velo, ormai sempre più sottile, che divide la finanza e i mercati dalla realtà delle conseguenze di un metodo di produzione che non è mai stato sostenibile, in primo luogo a livello economico.

Da dove arriva questa scossa sismica nel mondo dell’economia? Da considerazioni in parte economiche e in parte legate a scenari futuri non certo troppo roesei.  Uno studio dell’Università di Oxford – riporta sempre Reuters–  che ha detto 1.5 miliardi di dollari in costi sanitari e lagati ai cambiamenti climatici legati potrebbero essere risparmiate entro il 2050 se le persone riducessero la dipendenza da carne nella loro dieta.

La FAIRR ha contattato tutte le principali aziende del mondo del food, ma per il momento solo alcune si sono dette interessate a prendere parte a questa iniziativa, fra di loro la Nestlé che all’agenzia di stampa ha spiegato: “Non abbiamo mai usato molta carne nei nostri prodotti, ma in questo caso il nostro obiettivo potrebbe essere di investire del trovare ingredienti alternativi a quelli di origine animale per sviluppare nuovi prodotti”. I grandi colossi muovono passi lenti, ma pesanti forse perché le previsioni di mercato citate da Coller sono decisamente incoraggianti: “Il mercato delle proteine di origine vegetale crescerà del 8,4 per cento all’anno per i prossimi cinque anni”.

E mentre la FAIRR muove le prime pedine sulla sua scacchiera, la Tyson Foods, colosso americano dell’industria della carne statunitense, acquista il 5% della società Beyond Meat, fra i cui investitori c’è anche Bill Gates: loro lavorano da tempo alla creazione di prodotti alternativi alla carne, completamente a base vegetale.

Negli Usa i loro burger sono leggendari e la Tyson lo sa. Qui parliamo di finanza, non di etica, va chiarito e c’è chi non vedrà di buon occhio che un’azienda leader nel settore dell’allevamento intensivo metta le mani nel vaso della marmellata senza carne, ma tant’è: buisness is buisness.

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