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Corsi di cucina vegan

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Vi suggerisco il link per scoprire il mondo della cucina vegan ad altissimi livelli

https://academy.funnyveg.com/

 

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Dal sito:

FunnyVeg Academy nasce dall’unione di chef e professionisti con esperienza pluriennale nel campo dell’alimentazione a base vegetale, lo staff di giornalisti della rivista FunnyVegan, il primo magazine italiano dedicato al vegan life style e il gruppo di specialisti del Marketing e Comunicazione dell’agenzia FunnyVeg srl.

Attraverso i nostri professionisti offriamo inoltre consulenza per il settore food&beverage e organizzazione di eventi aziendali legati o attività di product placement.

Solari naturali: biologici, vegani, ecologici e con fattore di protezione

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Credits: http://www.vanityfair.it – Google images

Filtri, fototipo diversi, spray, crema, latte o olio, fattori di protezione molteplici, UVA, UVB, infrarossi. Di fronte allo scaffale dei solari c’è da perdersi, ma soprattutto prima di acquistarne uno è bene informarsi su cosa scegliere di spalmarsi sulla pelle nel rispetto della nostra carnagione e, ancora di più, della salute

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Pasqua Cruelty Free

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Diritti riservati: http://www.wellme.it –   http://www.peta.org –  Google Images

 

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Si avvicina la Pasqua e sui diversi siti online potete trovare degli ottimi suggerimenti per preparare delle uova di pasqua fatte in casa, delle caramelle decorate e dei simpatici coniglietti o degli ovetti di cioccolato. Anche per chi non è molto esperto, eccovi dei consigli e dei suggerimenti per provare anche voi a preparare delle belle uova di cioccolato e dei piccoli ovetti di cioccolato vegan, fatti dalle vostre mani, che oltre ad essere buonissimi, vi faranno anche risparmiare.
Vediamo allora cosa dovete fare per poter preparare l’uovo di Pasqua con sorpresa.

Per prima cosa, è molto importante la scelta del cioccolato; molti amano quello al latte, ma in realtà le gioie del cioccolato fondente surclassano notevolmente il cioccolato al latte.
Come attrezzatura è necessario avere un pentolino e il classico stampo a forma di uovo pasquale, possibilmente in plastica, o anche in policarbonato (è un ottimo materiale ma un po’ costoso). Per non rimanere delusi è importante anche scegliere la giusta sorpresa da mettere all’interno dell’uovo e che dipenderà dalla persona a cui lo andrete a regalare.

 

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Il procedimento è semplice: bisognerà solo sciogliere il cioccolato nel pentolino a fuoco molto dolce e poi versarlo nello stampo prescelto. Aspettate che si raffreddi e decorate il vostro uovo con le nocciole tostate e tritate. Per farlo procedete in questo modo: prendete una delle due parti dell’uovo, spennellatelo con il cioccolato fuso e applicateci le nocciole, fino a farle aderire bene. Fate allo stesso modo con l’altra parte dell’uovo. Ora mettete all’interno la sorpresa prescelta e fate congiungere le due metà. Per farlo mettete le parti dell’uovo su una placca da forno e fatele fondere leggermente, per poi unirle insieme.
Con lo stesso procedimento è possibile dare all’uovo qualsiasi altra forma voi vogliate (basta cambiare lo stampo) e decorarlo in tanti modi: noci, caramelle, cocco tutti rigorosamente vegan.
Tenete l’uovo in frigorifero fino a che le due parti non sono legate fra loro ed infine incartatelo con pellicole e nastri colorati.
Come avevamo anticipato, durante il periodo di Pasqua si possono realizzare anche altre leccornie, altrettanto buone, come ad esempio degli ovetti di cioccolato, con questi semplici ingredienti:

– 230 gr di formaggio fresco morbido, a temperatura ambiente
– 3 tazze di zucchero a velo
– 240 gr di cioccolato fuso
– 1 e 1/2 cucchiaino di vaniglia
Decorazioni a piacere, come nocciole e noci tritate, cacao amaro in polvere, scaglie di cocco.

In una terrina lavorate bene la crema di formaggio fresco fino a che diventi morbida e unite lo zucchero a velo fino ad amalgamare bene il tutto. Ora aggiungete il cioccolato fuso e la vaniglia. Mescolate insieme e poi mettete in frigo per almeno 1 ora.
Trascorso tale tempo prendete l’impasto dal frigo e formate delle piccole palline, grandi un pollice e fatele rotolare nelle noci, nocciole, cacao o cocco.
Conservate i cioccolatini finiti in frigorifero prima di servirli.

Vivere Cruelty Free

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Vivere Cruelty Free

Niente pelle, lana e piume d’oca… ma allora cosa indossano i vegani?

Non solo alimentazione, essere vegani è uno stile di vita che prevede scelte cruelty-free in qualsiasi ambito. Ma quindi cosa indossano i vegani?

Essendo la scelta vegana molto spesso dettata da motivazioni etiche e volta ad eliminare totalmente la propria partecipazione allo sfruttamento animale, raramente essa si ripercuote soltanto sull’alimentazione: molti vegani, infatti, decidono di utilizzare anche abbigliamento vegan dicendo addio a lana, pelle, seta, piume d’oca oltre che, naturalmente, a inserti di pelo e di pelliccia. Una delle domande più gettonate sul mondo “veg” – seconda forse solo a quella su cosa mangiare al posto della carne – è proprio quella che riguarda l’abbigliamento: ma cosa indossano i vegani?

Al posto della pelle

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Uno dei tessuti di origine animale più utilizzati in assoluto nel mondo della moda è sicuramente la pelle (nota anche come cuoio), utilizzata praticamente ovunque: borse, scarpe, cinture, giacchini, guanti, dettagli di abiti e accessori. Anche se a volte può sembrare un po’ complicato, è possibile comunque trovare sul mercato capi realizzati con materiali simili alla pelle per consistenza e resa, ma assolutamente cruelty-free: parliamo della cosiddetta similpelle – da non confondersi, invece, con l’ “ecopelle”, che è pelle animale conciata con metodi a ridotto impatto ambientale – un materiale resinoso o plastico resistente e in tutto e per tutto simile alla pelle animale. È sempre bene, per non confondersi, prestare attenzione alle etichette (se troviamo la sigla UNI 11427 siamo di fronte a “ecopelle”, per esempio) ma anche il costo viene in nostro soccorso: i capi in similpelle sono molto più economici di quelli in cuoio, naturalmente; ormai quasi tutti i negozi propongono alternative cruelty-free alla vera pelle e online sono ormai tantissime le proposte tra cui scegliere. Recentemente, inoltre, abbiamo visto come sempre più aziende puntino sulla pelle cruelty-free: pensiamo, ad esempio, alla pelle a base vegetale usata per produrre scarpe e borse oppure al materiale simile al sughero impiegato in Germania per realizzare giacche da motociclista ecologiche e vegan. Delizioso anche il tessuto simile alla pelle realizzato a partire dagli scarti degli ananas. Gli studi sulle alternative alla pelle sono molti, c’è anche chi l’ha sostituita, per esempio, con la lavorazione di foglie di albero: bellissime e resistenti. Per come stanno andando le cose siamo certi che manchi davvero poco al momento in cui sarà facile reperire capi in “pelle vegan” belli e alla portata di tutti.

Al posto della lana

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Sebbene molti possano pensare che la lana sia prodotta senza alcuna sofferenza, la realtà è ben diversa: la tosatura, infatti, avviene spesso in maniera cruenta e dolorosa senza alcun riguardo per gli animali. Ma anche qui, è sufficiente armarsi di un po’ di pazienza e attenzione per trovare facilmente sciarpe, cappelli, guanti e maglioni cruelty-free: come sempre è bene buttare un occhio all’etichetta, perché spesso anche in abiti apparentemente realizzati con altri materiali si può nascondere anche una certa percentuale di lana. E in questo caso abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta! Pile, flanella, velluto, ciniglia, acrilico e modal sono solo alcuni dei materiali alternativi alla lana e che, oltre a essere totalmente cruelty-free, spesso hanno anche una resa migliore in termini di resistenza e calore (oltre che, certamente, un prezzo molto più basso).

Al posto dei piumini

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Anche giubbotti e giacconi possono nascondere sfruttamento animale: l’operazione di spiumaggio, infatti, è tremendamente dolorosa per le oche e comporta sofferenze atroci che vengono reiterate nel tempo fino al momento in cui, troppo provati per continuare a essere utilizzati per il loro piumaggio, questi animali non vengono infine macellati. Solitamente è facile riconoscere giubbotti e giacconi imbottiti con piume d’oca, anche perché spesso riportano delle etichette contenenti un campione delle piume utilizzate all’interno. Fortunatamente giacche e giubbotti cruelty-free con imbottitura sintetica sono caldissimi e morbidi, e ormai facilmente reperibili in qualunque negozio di abbigliamento. Ci sono anche aziende che hanno puntato tutto sull‘alternativa vegan alla piuma d’oca , creando alternative validissime come il Plumtech.

Al posto della seta

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Anche la produzione di seta nasconde sofferenza: i bachi vengono infatti bolliti vivi per ottenere i bozzoli interi dai quali ricavare lunghi fili di seta. Ma le alternative veg-friendly, per fortuna, esistono: viscosa e rayon, per esempio, sono sul mercato ormai da tanto tempo ma le aziende stanno lavorando per produrre materiali sempre più innovativi e totalmente sintetici come come il BioSteel oppure la “seta vegana” che viene realizzata con il filo di seta ricavato dai bachi rotti dopo la fuoriuscita della farfalla.

Al posto delle pellicce (e degli inserti)

volpeLe pellicce sono uno dei capi più controversi del mondo della moda, che da sempre trova tanti sostenitori così come accaniti oppositori, probabilmente anche perché si tratta di uno dei capi di abbigliamento realizzati nella maniera più crudele possibile: gli animali vengono privati della pelliccia ancora vivi, spesso solo intontiti con un colpo in testa, ma assolutamente coscienti al fine di preservare la lucentezza e la vivacità di colore del pelo, per poi essere lasciati morire agonizzanti fra atroci sofferenze. Molta attenzione anche agli inserti in giacche, cappotti e borse con pellicce realizzate con cane o gatto. Le riconoscete se nelle etichette trovate, per i cani: Asian jackal; Asiatic racoonwolf; Asian wolf; Cane procione; Cane selvatico; Corsak; Corsak fox; Dogaskin; Dogue of China; Finnracoon (asiatico); Fox of Asia; Gae wolf; Gubi; Kou pi; Lamb skin; Loup d’Asie; Lupo Asiatico; Lupo cinese; Murmanski; Nakhon; Pemmern wolf; Procione asiatico: Sakhon; Sobaki; Special skin. E’ pelliccia di gatto, invece, se in etichetta c’è scritto: Gatto di Cipro; Gatto Lyra; Genette; Housecat; Katzenfelle; Lipi; Mountain cat; Wildcat; Special skin.

Dopo che anche alcuni grandi stilisti del calibro di Giorgio Armani hanno detto “basta” alle pellicce e dal momento che gli inserti di pelliccia risultano comunque essere sempre molto “trendy”, le aziende di moda di tutto il mondo – dai brand più lussuosi a quelli più economici – si sono attrezzate per produrre sempre più “pellicce veg-friendly” assolutamente sintetiche ed ecologiche. Anche qui è bene controllare sempre l’etichetta dei capi che vogliamo acquistare, ma per essere certi che gli inserti di pelo siano realmente sintetici dovrebbe essere sufficiente osservarli attentamente e toccarli: la pelliccia sintetica è di solito meno lucida di quella vera e al tatto risulta essere meno morbida e liscia (oltre che, anche in questo caso, decisamente più economica!).

Fibra di soia, il cashmere diventa vegetale

http://www.vegolosi.it

Veg & Business

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12 ottobre 2016 

di Laura di Cintio – Diritti riservati ©

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La finanza investe sul vegan: arrivano 1,25 trilioni di dollari

I trilioni di dollari, forse, non sappiamo nemmeno come si scrivono in cifre, ma la Farm Animal Investment Risk & Return sa come spenderli: a favore di un’industria alimentare senza sfruttamento animale. Al di là della questione etica, la scelta di un’alimentazione 100% vegetale può essere vantaggiosa anche dal punto di vista ambientale ed economico.

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che 40 investitori finanziari hanno puntato, investendo il proprio capitale collettivo di 1,25 trilioni di dollari, per incoraggiare 16 multinazionali dell’alimentazione a investire nella produzione di alimenti vegani.

Tutte le aziende intenzionate a orientare la propria produzione verso la scelta vegan sono riunite nella FAIRR (Farm Animal Investment Risk & Return), società che – come si legge sul sito ufficiale – nasce perché “i suoi membri credono che sia emerso un divario di conoscenza preoccupante tra gli investitori in relazione ai rischi di investimento e le opportunità connesse all’allevamento intensivo e agli esigui standard di benessere degli animali”.

La volontà degli investitori, in sostanza, è quella di spostare i capitali su produzioni che non coinvolgano animali e il loro sfruttamento. Jeremy Coller, fondatore dell’iniziativa FAIRR ha dichiarato all’agenzia Reuters: “L’eccessiva dipendenza del nostro sistema economico dai prodotti provenienti dall’allevamento intensivo a causa di una domanda sempre più alta è la ricetta perfetta per la crisi economica, sociale e ambientale“. Parole decisamente dure che aprono uno squarcio importante nel velo, ormai sempre più sottile, che divide la finanza e i mercati dalla realtà delle conseguenze di un metodo di produzione che non è mai stato sostenibile, in primo luogo a livello economico.

Da dove arriva questa scossa sismica nel mondo dell’economia? Da considerazioni in parte economiche e in parte legate a scenari futuri non certo troppo roesei.  Uno studio dell’Università di Oxford – riporta sempre Reuters–  che ha detto 1.5 miliardi di dollari in costi sanitari e lagati ai cambiamenti climatici legati potrebbero essere risparmiate entro il 2050 se le persone riducessero la dipendenza da carne nella loro dieta.

La FAIRR ha contattato tutte le principali aziende del mondo del food, ma per il momento solo alcune si sono dette interessate a prendere parte a questa iniziativa, fra di loro la Nestlé che all’agenzia di stampa ha spiegato: “Non abbiamo mai usato molta carne nei nostri prodotti, ma in questo caso il nostro obiettivo potrebbe essere di investire del trovare ingredienti alternativi a quelli di origine animale per sviluppare nuovi prodotti”. I grandi colossi muovono passi lenti, ma pesanti forse perché le previsioni di mercato citate da Coller sono decisamente incoraggianti: “Il mercato delle proteine di origine vegetale crescerà del 8,4 per cento all’anno per i prossimi cinque anni”.

E mentre la FAIRR muove le prime pedine sulla sua scacchiera, la Tyson Foods, colosso americano dell’industria della carne statunitense, acquista il 5% della società Beyond Meat, fra i cui investitori c’è anche Bill Gates: loro lavorano da tempo alla creazione di prodotti alternativi alla carne, completamente a base vegetale.

Negli Usa i loro burger sono leggendari e la Tyson lo sa. Qui parliamo di finanza, non di etica, va chiarito e c’è chi non vedrà di buon occhio che un’azienda leader nel settore dell’allevamento intensivo metta le mani nel vaso della marmellata senza carne, ma tant’è: buisness is buisness.

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