essereanimali.org

Tutti i diritti appartengono a essereanimali.org

Il nostro messaggio di Pasqua: salvarli tutti!

Ogni anno con la Pasqua arriva anche un triste destino per centinaia di migliaia di agnelli.

Purtroppo la tradizione vuole che questo animale sia considerato un piatto forte sulle tavole degli italiani.

In questi anni per sensibilizzare le persone e far diminuire questo consumo abbiamo realizzato molte iniziative e persino 3 diverse indagini dentro i macelli di agnelli.

Quest’anno invece abbiamo pubblicato un nuovo terribile video con immagini che ci sono state date direttamente da un ex lavoratore di un macello. Si tratta di agnelloni, con qualche settimana in più degli agnelli, ma ben poco cambia nelle loro sofferenze.

Il video è molto forte, per questo lo abbiamo parzialmente oscurato e non te lo mettiamo visibile qui nella mail. Lo trovi a questo link, se vuoi condividerlo o farlo vedere a persone che hanno bisogno di vedere e conoscere.

Qualcosa sta già cambiando

I dati parlano chiaro: il consumo di agnello per Pasqua è in calo continuo, anno dopo anno.

Sempre più persone provano empatia per questi piccoli cuccioli e stanno facendo la loro parte.

Dal 2008 al 2018 gli agnelli macellati in Italia in un anno sono passati da quasi 5 milioni a poco più di 2 milioni.
Un calo del 45% in meno in 10 anni!

Oggi si stima inoltre che per Pasqua ben 7 famiglie italiane su 10 non portano più l’agnello a tavola.

Patrizia questo vuol dire che le persone sono molto più consapevoli e il messaggio sta passando: le tradizioni si possono cambiare.

Scegli il tuo menù veg per queste feste!

Per stare in compagnia, mangiare bene e festeggiare, non c’è bisogno di avere carne di agnello o altri animali sul piatto… bastano solo la fantasia e la voglia di sperimentare tra i colori e i profumi della primavera!

Se hai bisogno di alcuni consigli e di scoprire nuove idee, abbiamo riassunto per te due possibili menù di Pasqua in questa pagina.

Scopri due menù per la tua Pasqua
Patrizia gli animali negli allevamenti destinati alla produzione di carne, latte e uova sono quelli più sfruttati, uccisi in numero maggiore e meno tutelati.

Ma un crescente numero di persone si sta interessando anche di loro, si sta informando e sta cambiando le proprie abitudini, prendendo parte a un cambiamento che è forse lento, ma che sarà inarrestabile.

E tra le persone che stanno creando un futuro migliore ci sei anche tu.

Grazie per essere dalla loro parte!
Il team di Essere Animali

Anche il Governo vuole vietare la triturazione di pulcini vivi

Diritti TIO.CH

Vietato uccidere!

l_-anche-il-governo-vuole-vietare-la-triturazione-di-pulcini-vivi-g4il

 

L’attuale ordinanza lo permette. Ma se la velocità delle lame non è regolata correttamente, alcuni possono sopravvivere dopo aver subito gravi mutilazioni

BERNA – La triturazione di pulcini vivi deve essere vietata in Svizzera. Il Consiglio federale sostiene una mozione in tal senso della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Nazionale. La sua risposta, pubblicata oggi sul sito del Parlamento, non contiene alcun commento.

L’attuale ordinanza (articolo 178a capoverso 3) permette l’omogeneizzazione dei pulcini, o in altri termini la triturazione di quelli vivi. «Ma se la velocità delle lame non è regolata correttamente, alcuni possono sopravvivere dopo aver subito gravi mutilazioni», deplora la commissione.

A suo avviso, tale ordinanza non rispetta l’obiettivo della legge sulla protezione degli animali, che è quello di tutelare la loro dignità e il loro benessere. «Ci si può inoltre chiedere se sia eticamente accettabile uccidere un pulcino soltanto perché è maschio e discende da galline ovaiole», scrive la commissione nel suo testo.

Smettiamola di mangiare carne: neanche quella artificiale salverà il pianeta

DIRITTI RISERVATI LEONARDO CAFFO/L’ESPRESSO NETWORK REPUBBLICA

Produciamo 50 miliardi di animali all’anno per fini alimentari. Con gravi problemi per l’ambiente. la bistecca in vitro potrebbe essere il futuro. Ma basterà?

DI LEONARDO CAFFO – febbraio 2018
Smettiamola di mangiare carne: neanche quella artificiale salverà il pianeta

Si fa presto, troppo presto ormai, a dire “carne”. Nel 1931, in un profetico articolo sul The Strand Magazine, Winston Churchill scrisse che prima o poi saremmo sfuggiti «all’assurdità di far crescere un pollo intero, solo per mangiarne il petto o l’ala, facendo crescere queste parti separatamente in un ambiente adatto». È questa la possibilità intrinseca offerta dalla carne artificiale o, come è meglio conosciuta, dalla carne in vitro: un prodotto di carne animale, dunque non qualcosa che imita la carne (come le bistecche di soia, per intenderci), ma che non è mai stato parte di un animale reale. Ci sono i tecnicismi realizzativi che sono importanti, tipo come si prelevino e nutrano le cellule muscolari che stanno alla base della coltura della carne, ma il punto più rilevante è cosa renda la carne sintetica così davvero interessante anche concettualmente.

* * *

L’etica, prima di tutto, perché è un modo di affrontare l’ormai diffuso dilemma del mangiare o meno animali non in modo privativo, come fanno i vegetariani (non mangiare questo o quello), ma in modo “tecnologista” (mangia ancora questo ma fallo attraverso il processo X e non il processo Y); poi c’è l’ambiente, dato che Nato e Nasa hanno recentemente confermato che l’emissione di Co2 più lesiva per l’ambiente deriva dagli allevamenti intensivi che potremmo eliminare con un’ampia produzione di carne in vitro, e infine c’è l’economia, perché pare che la carne coltivata potrebbe diventare competitiva nei costi di produzione e vendita rispetto alla carne tradizionale nel giro di soli dieci anni. È detto da più parti, a titolo di esempio basti pensare alla straordinaria inchiesta di Martín Caparrós pubblicata da Einaudi nel 2015 con il titolo “La fame”, ma bisogna comunque ricordare che il modo con cui gestiremo il problema globale dell’alimentazione nei prossimi anni coinciderà, probabilmente, col più ampio problema dell’ecologia, del futuro di Homo Sapiens sul pianeta, e ancora più precisamente sul peso che le economie emergenti di India o Cina eserciteranno sommandosi a quelle occidentali nella produzione di alimenti che prima non erano nelle loro diete.

* * *

Ciò che non si dice, ma che segue logicamente da quanto appena detto, è il problema più grande nella gestione delle risorse future riguarda quanto saremo in grado o di cambiare radicalmente alimentazione e meccanismi di produzione conseguenti o continuare ad alimentarci come prima modificando invece le tecnologie realizzative. Il modo in cui la carne arriva nei nostri supermercati ha radici antiquate e inizia almeno con la costruzione del primo grande mattatoio industriale, le Union Stock Yards a Chicago nel 1865, e da allora il sistema non solo non si è modificato ma si è addirittura amplificato: la produzione di circa cinquanta miliardi di animali l’anno per fini alimentari è la causa basilare di un massacro lento, ma adesso evidente, di ambienti, economie, biodiversità.

* * *

In filosofia si discute da circa un trentennio di come l’essere umano debba immaginare se stesso in futuro, e il suo rapporto con i limiti che emergono, attraverso un meccanismo di azione tecnologica o di deviazione generale dei comportamenti ordinari e diffusi. Il primo approccio è noto come “transumanesimo” il secondo, un po’ più complesso, come “postumanesimo”: l’idea, nomi difficili a parte, però è semplice; se in un caso, il primo, si ipotizza che la tecnologia possa se ben usata sempre e comunque salvarci dai limiti che incontriamo nel corso della nostra evoluzione, gestione del cibo compreso, nel secondo approccio ciò che si ipotizza è che la soluzione stia nello schiacciare il freno e non l’acceleratore. La produzione di carne artificiale, oltre ad avere comunque ancora dei problemi etici che riguardano l’animale di partenza da cui le cellule andranno clonate ha anche il problema, estetico diciamo, di dover costringere a mangiare essenzialmente un prodotto totalmente di laboratorio; ma il dubbio più grande nei suoi riguardi è che si trovi a una fase talmente iniziale e germinale nella sua concezione che rischia di non avere il tempo necessario per affrontare l’enorme problema verso cui andremo in contro.

* * *
Secondo le analisi del World Population Prospects delle Nazioni Unite nel 2050 la popolazione mondiale passerà dagli attuali sette miliardi a una potenziale soglia di dieci miliardi: se non cambiano adesso, ovvero immediatamente, i modi attraverso cui gestiamo l’alimentazione allora i problemi citati lungi da essere risolti andranno amplificandosi. I grandi investimenti sulla carne artificiale tradiscono la preoccupazione generale ma l’approccio, visti i tempi che la ricerca potrebbe richiedere, rischia di essere sbagliato; e qui, ovviamente, torna il punto del postumanesimo: non bisognerebbe piuttosto individuare una soluzione nel cambio di rotta dell’attitudine generale? Il problema con quello che è stato maldestramente chiamato “animalismo” è che lo si è pensato soprattutto come un approccio etico radicale all’eliminazione della sofferenza degli animali: in parte è giusto, nel migliore dei mondi possibili gli animali non dovrebbero mai essere uccisi senza necessità, ma è evidente che bisogna tentare di inquadrare il problema in una cornice più ampia.

* * *

Recentemente ha inaugurato Fico, quartier generale bolognese di Slow Food ed enorme parco di sperimentazione alimentare, eppure facendosi un giro tra fattorie didattiche e alimenti costosissimi non si capisce come tutto ciò dovrebbe non dico risolvere, ma anche solo affrontare il problema globale dell’alimentazione, della malnutrizione, per non parlare dell’inquinamento da Co2. È l’economia, e affinché possa essere prodotta la carne pregiata venduta da Fico, si deve comunque avere la carne a basso costo per la grande distribuzione altrimenti si crea un insopportabile classismo gastronomico che assomiglia alla gestione dell’alta velocità ferroviaria: Torino – Milano è un tragitto di cinquanta minuti, se puoi permettertelo, altrimenti dura due ore.

* * *

L’ideale regolativo dell’alimentazione vegetale su ampia scala, nato effettivamente ai primordi come semplice attitudine etica contro lo sfruttamento animale, sembra invece arrivare dove vorrebbe arrivare la carne sintetica ma con largo anticipo: una potenziale riconversione industriale verso prodotti vegetariani, il dimezzarsi della Co2 immessa nell’ambiente, la fine della coltivazione ad ampia scala per mangimi animali e lo sfruttarsi delle coltivazioni direttamente per nutrire gli umani, una più semplice gestione della distribuzione alimentare su scala globale. È ancora Churchill, ma con circa ottant’anni di evoluzione morale e scientifica in più che mi consentono una parafrasi: «prima o poi sfuggiremo all’assurdità di far crescere un pollo intero, solo per mangiarne il petto o l’ala, facendo crescere alimenti vegetali che garantiscano a noi tutti un ambiente adatto». Certo, resta un problema: il gusto. La carne è più saporita degli alimenti vegetali, e la carne in vitro a questo problema può ovviare come niente al mondo: ma a parte la versatilità sorprendente dei nuovi alimenti vegetali, che come il Quorn consentono sapori prima impensabili, siamo sicuri di volerci assumere il rischio del collasso generale solo per il gusto di una bistecca al sangue?

Il futuro dell’alimentazione è nelle proteine vegetali

Diritti riservati/Fonti citate/Web Search
Fonti:
http://www.fondazioneveronesi.it
http://www.marcobianchi.blog
Google Images
Proteine vegetali: ecco gli alimenti che ne contengono di più

Questo è l’elenco degli alimenti più comuni ma anche più ricchi di proteine vegetali perfette per sostituire gli alimenti ricchi di proteine di origine animale.

E’ importante ricordare che, oltre alle proteine, i legumi sono fonti privilegiate di carboidrati complessi (amidi), fibre, che riducono il rischio di alcuni tipi di tumore (colon, mammella e prostata) e contribuiscono all’assorbimento lento da parte dell’intestino mantenendo così stabili per molto tempo i livelli di glicemia nel sangue.

 

Alimenti Proteici (g/100g p.e.) Q.tà
Pinoli 31,9
Arachidi tostate 29
Germe di frumento (composizione media fra germe di frumento duro e tenero) 28
Fave secche sgusciate crude 27,2
Fagioli crudi 23,6
Fagioli – Cannellini secchi crudi 23,4
Lenticchie secche crude 22,7
Mandorle dolci, secche 22
Piselli secchi 21,7
Ceci secchi crudi 20,9
Farro 15,1
Noci, secche 14,3
Crusca di frumento 14,1

 

Nei legumi troviamo anche vitamine del gruppo B, importanti per il sistema nervoso e la formazione dei tessuti, ferro, calcio, magnesio, zinco, potassio. Tutti i valori proteici indicati fanno riferimento a 100 grammi di prodotto.

Proteine v1

Frutti di mare: Io li mangio.

Diritti di proprietà e riservati: http://www.veganoland.com

Ostriche E Vongole, Le Mangereste Se Vi Dicessero Che Non Sono Senzienti?!

Ostriche, vongole…frutti di mare. A quanto pare ci sono, nel mondo, vegani che se ne nutrono senza farsi troppi problemi.

La motivazione?! Ne parla Il Post, dopo un articolo apparso pochi giorni fa sul Munchies, secondo il quale per alcuni vegani la differenza tra questi organismi e le piante è talmente sottile da poter essere ignorata.

Scrive Il Post:

Quelli che chiamiamo “frutti di mare” ovviamente non sono piante: dal punto di vista scientifico sono molluschi bivalvi, animali appartenenti allo stesso phylum dei polpi e delle seppie, ma molto meno intelligenti di questi lontani cugini, dato che non hanno un sistema nervoso centrale. Tutto quello che fanno è aprire e chiudere la propria conchiglia, spostarsi un po’ (a seconda delle specie) grazie a un piede e filtrare l’acqua marina nutrendosi del plancton che contiene. Secondo alcune interpretazioni, i loro movimenti non sono tanto diversi da quelli di una pianta carnivora, in quanto reazioni automatiche agli stimoli esterni. In realtà però non sappiamo se possano provare dolore o meno. Sono sicuramente vivi – come del resto le piante – ma non è certo che siano senzienti.

 

 

Ed è su questo punto che alcuni vegani fanno ruotare le proprie argomentazioni. Le definizioni e le categorizzazioni cambiano mano a mano che la società evolve, e questo vale in tutti gli aspetti della vita, dicono. Scopriamo e comprendiamo sempre più cose del mondo che ci circonda, perché allora dovremmo accettare ciecamente l’idea che i molluschi bivalvi non siano adatti a una dieta vegana?

Inoltre, secondo alcuni, le ostriche vengono allevate un po’ come la verdura: lungo la costa o all’interno di stagni marini, senza danneggiare l’ecosistema marino.

 

 

Riporta ancora Il Post:

Robert Elwood, professore di Comportamento animale alla Queen’s University di Belfast, ha spiegato a Munchies che si può ipotizzare che i bivalvi non provino dolore perché dal punto di vista evolutivo è difficile immaginare che possa costituire per loro un vantaggio. Quando un predatore li attacca, la loro conchiglia si chiude e, nel caso di alcune specie come le capesante, possono muoversi per fuggire, ma questo non implica necessariamente che provino dolore. Anche quando hanno delle reazioni motorie ai danni fatti ai loro tessuti non è detto che stiano soffrendo: potrebbe trattarsi di semplice nocicezione, cioè percezione di uno stimolo che danneggia.

Ciononostante, la famosa associazione animalista PETA è contraria al mangiare i bivalvi, dato che non c’è ancora certezza riguardo al dolore che percepiscono: per non sbagliare, considera che i bivalvi siano senzienti fino a prova contraria.

 

La questione, di per sé, potrebbe non interessare più di tanto. Alla fin fine, se una persona sceglie di diventare vegana, non sono certo le ostriche o le vongole a mandarla in crisi esistenziale. Ma c’è un aspetto, legato ai frutti di mare, che rende utile parlare dell’argomento: le ostriche sono ricchissime della tanto nota e famigerata vitamina B12.